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25 Febbraio 2018
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Editoriale – Coelum n.173 – 2013

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Finisce anche l’estate del 2013, e su questo numero finisce anche la lunghissima saga di Livio Gratton e della sua famiglia, qui raccontata in 17 puntate. Chissà se sarà piaciuta a qualcuno, e se qualcuno ci avrà visto un significato. Sappiate comunque che nel prossimo numero sarà proprio il figlio di Livio, Raffaele Gratton, a chiudere il cerchio e a dare prospettiva al lungo viaggio dell’astronomo triestino.

Termina in settembre anche la breve serie (3 puntate) di Alberto Cappi sulla fenomenologia delle cosmologie alternative, con una trattazione che sicuramente sarà piaciuta a molti, e ad alcuni sarà piaciuta molto poco. Del resto, sarà l’aria dell’estate che “passa e declina”, sembra quasi che tutto stia lì a suggerire che anche la stagione d’oro del pur grande Halton Arp stia per finire. Per almeno un paio di decenni, l’astronomo americano ha polarizzato su di sé le simpatie di chi teme anche per la scienza il pericolo di un potere capace di rendersi impermeabile ai cambiamenti, ma ormai – mia opinione – sta diventando chiaro per tutti che il granello di sabbia che (nel caso) un domani incepperà la macchina del Big Bang non può essere quello da lui teorizzato.

Personalmente, senza mai crederci, ho sempre cercato di non marginalizzare sulla rivista le sue posizioni. Mi pareva, al di là di tutto che, sebbene le sue idee fossero superate dai tempi, Arp fosse un simbolo da difendere ad ogni costo, un personaggio positivo, favorito anche da una presenza fisica quasi cinematografica del suo ruolo.

Però ormai siamo in settembre, il mese del termine e dell’inizio; proprio il mood che si addice e accompagna la prima delle tre puntate dedicate al ricordo che di Margherita Hack ha Corrado Lamberti, e di quei giorni che 34 anni fa videro la tribolata nascita de “l’astronomia”.

Ma non solo di ricordi e di mesti addii viviamo. Ci sono anche le speranze, come quella che ci fa trepidare per le sorti di una cometa che proprio ora, a 450 milioni di chilometri di distanza, non ha ancora ben deciso cosa vorrà fare da grande.

La ISON, infatti, se continuerà ad andare avanti con il trend di crescita degli ultimi mesi rischierà, a fine autunno, di passare alla storia come il “Flop del secolo” più che con l’appellativo di “Cometa del secolo” con il quale era stata frettolosamente battezzata.
Lo diciamo anche nell’articolo: conviene ignorare le previsioni e prenderla giorno per giorno, come viene.
Una cosa è sicura però… se al perielio brillerà di una magnitudine smodatamente bassa (ricordate i –10 e i –15?), lo farà per pochissime ore, e in un contesto osservativo molto, molto scomodo dal punto di vista dell’elongazione solare.

Per non parlare poi di quel vecchio problema sempre presente, quello che ci opprime tutti e che un po’ alla volta sta soffocando qualsiasi speranza di sviluppo per l’astronomia amatoriale: il maledetto cocktail tra polveri in sospensione e inquinamento luminoso, che ci sta privando di quasi tutto. E in un’epoca in cui abbiamo a disposizione una strumentazione da sogno.
Che amara beffa.

Editoriale pubblicato su Coelum n.173 - 2013.

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5 Commenti a “Editoriale – Coelum n.173 – 2013”

  1. Strano, più leggo i libri e gli articoli di Arp, -e le controrepliche-, più mi convinco invece che il bello ha da venire.
    spero che questa bella rivista che ho iniziato ad acquistare regolarmente da inizio anno continui sulla linea di non censurare le idee e le ipotesi di nessuno, se ben corenti e supportate (e quelle di Arp, Narlikar & C. lo sono), indipendentemente dalla rispettabile opinione del direttore.

  2. Perfettamente in accordo con la signora Claudia. Vedrete che anche le idee di Hoyle diventeranno attuali.

    A proposito della radiazione cosmica di fondo, un carissimo amico “interdimensionale” mi disse: “entriamo dentro un forno dove si sta cuocendo del pane. Ti chiedo, l’odore che senti è di oggi o di 4 milioni di anni fa?”

    L’articolo di Riccardo Scarpa proprio alcuni mesi fa su questa rivista, sulla possibilile “località” della radiazione la dice lunga.

    E questo non è niente….

  3. Corrado Cantoni scrive:

    Non è solo un problema Arp o non Arp.

    Su Coelum n. 119 (lug/ago 2008) era stato pubblicato un articolo di Renato Falomo, in cui venivano descritti vari problemi della cosmologia standard, come la brillanza superficiale delle galassie ad alto redshift e le loro dimensioni angolari e in cui concludeva che:”…la dimensione apparente delle galassie ad alto redshift è proprio quella che ci si aspetterebbe nel caso di un universo euclideo non in espansione……. Come dire che l’ipotesi di un universo statico interpreterebbe i dati osservativi molto meglio di quello in espansione.”

    Se le nostre conoscenze sull’universo fossero così sicure una simile discrepanza non dovrebbe esistere. Vengono forti dubbi.

    Se poi leggiamo quanto dice “l’ex” stringhista Lee Smolin, (“L’universo senza stringhe”) i dubbi si moltiplicano…

  4. Corrado Cantoni scrive:

    Roberto Cappi scrive che:
    “…la stessa introduzione della materia e dell’energia oscura – che dall’esterno possono sembrare elementi introdotti ad hoc…”
    Materia ed energia oscura non è che sembrano, SONO elementi ad hoc. Sono componenti teoriche a supporto di una teoria. Gli elementi ad hoc non sono necessariamente un male, se ad un certo momento sono passibili di verifica, ma per la stessa natura della sua struttura di materia non barionica e non rilevabile, la dark matter oltre che non rilevata è anche non rilevabile. Alla maggior parte dei professionisti convince perchè da giustificazione e fa quadrare i conti, ma a pochi altri addetti ai lavori ed a qualche profano questo non basta.

    “…é il Big Bang la teoria rivoluzionaria…”
    Ogni tanto viene ancora definita per quello che é; una teoria.
    Io non mi lascio influenzare dalle teorie di Arp, non so se davvero le galassie si formano per espulsione dei nuclei, ma non mi faccio neanche influenzare dalla cosmologia moderna, che vuole ricostruire a ritroso quasi 14 miliardi di vita dell’universo e ancora più indietro, perchè questo comporta l’assunto di conoscere ormai ogni componente del cosmo. Continuo a domandarmi se l’espansione non sia un abbaglio.

    “…ostilità ed incomprensione nei confronti di una vivace comunità scientifica…”
    Ogni professionista difende la sua categoria e questo mi sembra anche comprensibile, ma siamo tutti esseri umani ed anche le comunità scientifiche possono soffrire di pregiudizi.

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