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16 Novembre 2018
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Editoriale – Coelum n.171 – 2013

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Non so chi lo diceva, ma è proprio vero che più ci si crede liberi dai pregiudizi tanto più il destino s’incarica di darci una rapida disillusione.

Del resto sembra che avere delle idee preconcette, già pronte e confezionate sulle cose del mondo sia sempre più indispensabile per la nostra mente, costretta com’è a prendere giornalmente centinaia di decisioni sulla scorta di dati non sempre verificabili.
Insomma, per non sovraccaricarsi troppo di domande a cui sarebbe necessario rispondere lavorando a lungo e analiticamente, la mente umana si limita a trarre conclusioni frettolose e sintetiche, basate più che altro sull’esperienza acquisita e sulla trattazione statistica di quanto potrebbe derivarne di bene e di male.
Questo ci porta con sempre più facilità a dare per scontati fatti e vicende che ci vengono raccontati o di cui leggiamo su libri e giornali. Senza quasi darci più cura di controllarne le fonti e la plausibilità.

L’ultima riprova di questa inevitabile approssimazione con cui affrontiamo le cose grandi e piccole della vita è arrivata da uno scambio di opinioni avuto con Aldo Vitagliano a proposito della famosa vicenda del 1178 tramandataci dal monaco Gervaso, cronachista a Canterbury.

Come si sa, e come si può leggere nella rubrica Hanc Marginis di questo numero, in quell’anno, e proprio nel mese di giugno, la Luna fu vista quasi collassare a causa di un presunto impatto di un asteroide. Ebbene, il professore Vitagliano mi ha fatto notare come il testo della cronaca in latino scritta da Gervaso dica cose del tutto diverse dal racconto popolare che gira da parecchi anni, basato su una versione lacunosa, scorretta e parecchio romanzata della vicenda.

A quanto pare, nessuno – me compreso – si era mai preso la briga di risalire alla fonte originale!
Tanto per essere chiari, gli aspetti affascinanti del misterioso avvistamento medievale restano, ma la versione originale riduce il tutto ad una storia tramandata soltanto per sentito dire, e anche parecchio sminuita dalla provata inosservabilità della Luna all’ora e nel giorno citato da Gervaso.

Resta però la coincidenza, proprio nel mese in cui ci occupiamo di quest’argomento, della reale caduta sulla superficie lunare di un grosso bolide, avvenuta in marzo ma resa pubblica dalla NASA soltanto ora.
Non sarà stato certamente il grande asteroide che un tempo si pensava potesse aver dato origine al cratere Giordano Bruno, ma almeno possiamo dire senza ombra di dubbio che si è trattato di una caduta reale e documentata!
Giovanni Anselmi

Editoriale pubblicato su Coelum n.171 - 2013.

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