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15 Dicembre 2019
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Editoriale – Coelum n.168 – 2013

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Prima o poi, doveva succedere. Il 30 giugno 1908 Mosca evitò la distruzione grazie a uno scarto di tre ore e quattromila chilometri, un margine decisamente irrisorio secondo il metro dell’universo. Il 12 febbraio 1947 un’altra città sovietica se la cavò con un margine ancora più ristretto, quando la seconda grande meteorite del ventesimo secolo esplose a meno di quattrocento chilometri da Vladivostok, con un’esplosione senz’altro paragonabile a quella della bomba a uranio di recente invenzione.

L’uomo era inerme di fronte a quegli sconvolgimenti cosmici che in tempi più remoti avevano sfregiato la faccia della Luna. Le meteoriti del 1908 e del 1947 avevano colpito zone selvagge e disabitate, ma sul finire del 21° secolo non sarebbe più rimasta una sola zona della superficie terrestre che potesse servire da bersaglio alle esercitazioni celesti senza gravi conseguenze. La razza umana aveva popolato tutto il pianeta, da un polo all’altro. E così, inevitabilmente… alle 9 e 46, ora media di Greenwich, dell’11 settembre dell’estate eccezionalmente bella del 2077, quasi tutti gli abitanti dell’Europa videro comparire in cielo, a oriente, una palla di fuoco incandescente. Nel giro di pochi secondi diventò più luminosa del Sole e, mentre procedeva attraverso il cielo in un silenzio assoluto, si lasciava dietro una ribollente colonna di polvere e di fumo. Cominciò a disintegrarsi in un punto imprecisato al di sopra dell’Austria, producendo una serie di esplosioni talmente violente che più di un milione di persone ebbero l’udito danneggiato per sempre. E furono ancora i più fortunati. Muovendosi a una velocità di cinquanta chilometri al secondo, una massa di mille tonnellate di roccia e metallo precipitò sulla pianura dell’Italia settentrionale, distruggendo in pochi istanti l’operato di secoli.

Padova e Verona furono cancellate dalla faccia della Terra, e le superstiti glorie di Venezia sprofondarono definitivamente sott’acqua, mentre le onde dell’Adriatico si avventavano rombando l’entroterra a suggellare l’opera di distruzione delproiettile venuto dallo spazio.

Seicentomila persone persero la vita, i danni ammontarono a più di mille miliardi di dollari. Ma le perdite subite dall’arte, alla storia e dalla scienza, e quindi da tutta la razza umana per il resto del tempo, furono incalcolabili. Fu come se nel giro di una sola mattina si fosse combattuta e persa una violenta guerra, e furono pochi coloro che poterono ammirare, una volta depositata la polvere provocata dalle distruzioni, le albe e i tramonti più splendidi mai visti dall’epoca dell’esplosione del Krakatoa.

Dopo il trauma iniziale, l’umanità reagì con una decisione mai vista nel corso di tutta la storia precedente. Aveva capito he un disastro come quello poteva anche non ripetersi per migliaia d’anni, ma avrebbe anche potuto verificarsi il giorno dopo. E probabilmente con conseguenze ancora peggiori.

Bene, non ci sarebbe stata una prossima volta. Nessuna meteorite tanto grande da poter provocare una catastrofe avrebbe mai più potuto infrangere le difese della Terra. Nacque così il progetto GUARDIA SPAZIALE, che cinquant’anni dopo, e in un modo che nessuno tra quelli che l’avevano ideato avrebbe mai potuto prevedere, giustificò la propria esistenza.

Arthur Clarke
da “Incontro con Rama”, 1972

Editoriale pubblicato su Coelum n.168 - 2013.

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