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15 Luglio 2020
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Editoriale – Coelum n.158 – 2012

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“Ultime lettere da Stalingrado” è una raccolta di 39 lettere scritte da soldati tedeschi nell’ultimo periodo della battaglia di Stalingrado, nel dicembre 1942, composta dai messaggi di addio inviati a casa prima
della tragica conclusione dell’assedio. Le poche ritrovate sono quelle che formano il contenuto del libro, e tra queste se ne trova una scritta da un astronomo, che trascrivo qui di seguito:

«La mia vita non è per nulla mutata: come da dieci anni a questa parte, è sempre benedetta dalle stelle ed evitata dagli uomini. Non ho mai avuto amici, e tu sai perché essi non abbiano mai voluto aver a che fare con me.
Ero lieto, quando sedevo davanti al telescopio ed osservavo il cielo e il mondo delle stelle, lieto e felice come un bambino, cui sia dato di giocare con le stelle. Tu eri il mio migliore amico, Monica.
Non hai letto male, no: tu lo eri. Il momento è troppo grave, per scherzare. Occorreranno quattordici giorni prima che questa lettera giunga sino a te. Nel frattempo, avrai già letto sui giornali come è andata a finire, qui. Non pensarci su troppo: in realtà, tutto finirà ben diversamente. Lascia che altri si curino di trovare una spiegazione. Che importa a te e a me?

Ho sempre pensato solo in anni luce ed ho sofferto in secondi. Anche qui ho molto a che fare col tempo. Siamo in quattro, e se va avanti così, andrebbe ancora bene. Il lavoro in sé è semplice: si tratta di misurare la temperatura e l’umidità dell’aria e di indicare l’altezza delle nuvole e il grado di visibilità: ecco il nostro compito. Se un burocrate leggesse questo che io scrivo, i suoi occhi gli cadrebbero su… la violazione del segreto militare.
Monica, cos’è la vita nostra in confronto ai milioni di anni dei cieli stellati?
Sopra il mio capo stanno, in questa bella notte, Andromeda e Pegaso. Le ho guardate a lungo, presto sarò loro molto vicino. La mia contentezza e il mio equilibrio li debbo alle stelle, e tra di esse tu sei per me la più bella. Le stelle sono immortali e la vita dell’uomo è come un granello di polvere nel tutto.
Qui attorno tutto precipita, un’intera armata muore, il giorno e la notte bruciano, e quattro uomini sono tuttavia occupati nel trasmettere ogni giorno la temperatura e l’altezza delle nuvole.
Io non comprendo molto della guerra. Per mano mia nessun uomo è caduto. Io non ho mai preso di mira, sinora, con la mia pistola. Ma per quanto so, la parte avversa non ha una simile mancanza di senno.
Mi sarebbe piaciuto contare le stelle per un paio di decenni ancora, ma di questo, ormai, non ne sarà più nulla.»

Lasciando ai lettori qualsiasi commento sullo straordinario contenuto emotivo di questo scritto, vorrei invece porre l’accento su un’altra questione. Nulla si sa, infatti, dell’identità e della sorte dell’astronomo che con tanta finezza letteraria ha saputo raccontare il suo addio al mondo in quel dicembre di 70 anni fa. Se non che, qualche giorno fa, in una biografia di Wilfried Struve, l’ultimo rappresentante della famosa dinastia di astronomi, sono venuto a sapere che: “Wilfried aveva un fratello più giovane, Reinhard Struve (1919-1943), che combattè la seconda guerra mondiale, e che fu catturato nel corso dell’assedio di Stalingrado morendo poi in un campo di prigionia sovietico”.
Che sia proprio lui l’autore di questa lettera, che vi invito a rileggere?

Giovanni Anselmi

Editoriale pubblicato su Coelum n.158 - 2012.

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Un Commento a “Editoriale – Coelum n.158 – 2012”

  1. Edoardo Di Paolo scrive:

    Sono veramente tra le parole più profonde e commoventi che mi sia capitato di leggere…Grazie davvero a Coelum per averle diffuse!

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