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26 Ottobre 2020
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Editoriale – Coelum n.154 – 2011

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“Correndo, una settimana dopo l’altra, la Discovery passò accanto all’orbita di Marte e proseguì verso quella di Giove.
Lo spazio nel quale stava adesso penetrando era tutt’altro che vuoto; davanti si trovava una terra di nessuno, minacciata dalle traiettorie di oltre un milione di asteroidi, meno di diecimila dei quali seguivano orbite determinate esattamente dagli astronomi.
In media, esisteva un solo asteroide in uno spazio cubico di un milione e mezzo di chilometri di lato; che la Discovery potesse per caso trovarsi nello stesso punto e allo stesso momento era quello che meno preoccupava il suo equipaggio.
L’ottantaseiesimo giorno dovevano venirsi a trovare nel punto più vicino a uno degli asteroidi noti.
Non aveva alcun nome, ma semplicemente il numero 7794, ed era un frammento roccioso del diametro di cinquanta metri individuato dall’Osservatorio lunare nel 1997, e immediatamente dimenticato, tranne che dai pazienti calcolatori dell’Ufficio Pianeti Minori.
– Dammi il reticolo bersaglio – chiese Bowman.
Immediatamente apparvero quattro fioche e sottili linee, inquadrando una minuscola e anonima stella. Egli fissò il reticolo per lunghi minuti, domandandosi se HAL non potesse aver commesso un errore; poi vide che il puntino luminoso si stava muovendo, con una lentezza tale da essere appena percettibile, contro lo sfondo delle stelle.
Fissarono quel ciottolo di passaggio nel cielo con le stesse emozioni di marinai che, nel corso di una lunga traversata, rasentano una costa sulla quale non potranno mai sbarcare.
Un’ora dopo, il 7794 era una stella sempre meno luminosa che non lasciava più scorgere alcuna traccia di un disco. Quando fu Bowman a montare di guardia era svanito completamente.
Erano di nuovo soli; sarebbero rimasti soli fino a quando le lune più esterne di Giove non fossero venute loro incontro, di lì a tre mesi”.

È così che nel romanzo “2001: A Space Odyssey”, tratto dal film omonimo, Arthur Clarke descrive l’incontro dell’astronave Discovery con un piccolo asteroide.
È curioso notare che al tempo in cui fu scritto il libro (1968) gli asteroidi noti erano solo circa 1200, e che Clarke dovette confidare nelle sue notevoli capacità anticipatorie per azzardare che nel 1997, anno fittizio della scoperta, si sarebbe arrivati all’incirca al numero 7794, e a quasi 10 000 nel 2001. Una previsione destinata nella realtà a essere superata di almeno dieci volte…
Il fatto sorprendente è che esiste davvero un asteroide 7794… trovato il 15 gennaio 1996 con appena un anno di anticipo su quanto preconizzato nel romanzo! Un pianetino che (altra sorpresa!) non fu scoperto da un mai costruito “Osservatorio lunare”, ma da due italiani nostri amici: l’astronomo di Asiago Ulisse Munari e “la signora degli asteroidi” Maura Tombelli!
Una storia, questa, che mi è sempre rimasta in punta di penna, e che non so per quale nascosta ragione il clima natalizio mi ha riportato alla memoria. Facendomi anche tornare la voglia di capire la cosa più misteriosa di tutte… Ovvero: come mai, di fronte a una suggestione letteraria così potente, il vero asteroide 7794 fu battezzato dagli scopritori con il nome di “Sanvito” e non con un riferimento al romanzo di Arthur Clarke? Forse che Ulisse e Maura, al tempo in cui il pianetino venne numerato, non erano a conoscenza della citazione?
Mah… Un mistero che probabilmente chiariremo con il nuovo anno, per soddisfare la nostra e (spero) la vostra curiosità. Per il momento, un abbraccio a tutti.

Editoriale pubblicato su Coelum n.154 - 2011.

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