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22 Novembre 2019
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Editoriale – Coelum n.151 – 2011

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Nella storia dell’astronautica le “imprese” si sprecano. E uno dei motivi fondamentali di questa abbondanza di riconoscimenti è che qualsiasi cosa venga fatta in un ambiente così ostile come quello dello spazio aperto deve per forza essere qualcosa di straordinario, nel significato più letterale del termine.
La nostra madre Terra ci trattiene infatti con il suo abbraccio gravitazionale e qualsiasi mezzo ci permetta di vincerlo dovrebbe essere considerato assolutamente speciale, ma è mia opinione che solo un veicolo si meriti appieno l’aggettivo di straordinario: lo Space Shuttle… Una macchina, come ha detto qualcuno, che parte come un razzo, sale in orbita come una capsula, manovra nello spazio come una stazione spaziale, rientra come una capsula e atterra come un aliante.

Ma avrei dovuto usare i verbi al passato. Già, perché questa meraviglia ha appena terminato la sua carriera trentennale con l’ultima missione, la 135esima.
Dopo il “piccolo passo” di Armstrong, 42 anni fa, lo Shuttle ha rappresentato un altro passo epocale nella storia dell’esplorazione spaziale. Dal 1981 ad oggi ha infatti trasportato in orbita 2000 tonnellate di materiale e ne ha riportate a terra quasi altrettante, accompagnando nello spazio 347 persone di 18 nazioni diverse, 49 delle quali donne.

Ma il programma Space Shuttle ci ha anche fatto vedere come il genere umano sia in grado di superare qualsiasi barriera ideologica e di collaborare al meglio per uno scopo comune. Basti pensare alle 9 missioni verso la Stazione spaziale russa MIR e alla realizzazione di quel capolavoro di cooperazione che è la International Space Station: 37 missioni per costruire una struttura da 420 tonnellate che ormai da anni ospita sei astronauti in un volume abitabile di circa 837 metri cubi…

E l’elenco di ciò che lo Shuttle ha permesso è ancora lunghissimo. 180 payload sono stati rilasciati dalle navette, fra i quali vi sono sonde interplanetarie (la Ulisse) e satelliti scientifici, per telecomunicazioni, militari. La sopravvivenza del Telescopio Spaziale Hubble, poi, è uno dei più clamorosi successi del programma, capace di portare continua assistenza a un osservatorio volante che altrimenti sarebbe stato abbandonato molto presto.

Lo Space Shuttle si è però fatto pagare un pesante tributo. Ben 14 astronauti (4 dei quali erano donne) hanno perso la vita negli incidenti del Challenger (1986) e del Columbia (2003). Il costo totale del programma, inoltre, è stato stimato in 209 miliardi di dollari.
Sembra una cifra esorbitante, ma un recente confronto con il programma Apollo ha evidenziato come gli “spin-off” (le grandi tecnologie derivate dalla ricerca spaziale) ci abbiano regalato 80 brevetti durante la conquista lunare e 120 durante l’epopea delle navette.
Due su tutti, l’ottimizzazione del flusso del sangue nei cuori artificiali è stata perfezionata grazie a un software sviluppato sui motori dello Shuttle e le cariche esplosive per la separazione dei booster sono state inserite in un dispositivo per liberare i feriti dai rottami negli incidenti stradali.

Ma lo sappiamo. La ricerca scientifica in genere, e l’esplorazione spaziale in particolare, si fa notare dai media solo quando qualcosa va storto.
Comunque indietro non si torna, e già il futuro incombe sulle decisioni da prendere. Le navette superstiti – Atlantis, Discovery, Endeavour – saranno esposte molto presto nei musei americani e alla NASA resterà il gravoso compito di trovare un sostituto, anche se l’unica possibile alternativa appare quell’Orion che a molti sa di un ritorno al passato, a un Apollo che ci ha emozionato quarant’anni fa, ma che oggi appare anacronistico. Probabilmente, più anacronistico ancora di queste straordinarie navette che hanno riempito con le loro imprese gli ultimi 30 anni della nostra vita.

Come già annunciato, questo numero contiene in allegato il DVD Coelum9 e resterà in edicola per tutto Agosto e Settembre. Appuntamento in edicola al 20 settembre dunque, con il numero 152.

BUONE VACANZE e BUONE OSSERVAZIONI!

Editoriale pubblicato su Coelum n.151 - 2011.

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Un Commento a “Editoriale – Coelum n.151 – 2011”

  1. Luca scrive:

    Ma il NUMERO 152 che fine ha fatto??? il 20 Sett ormai è passato da un pezzo…

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