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21 Gennaio 2020
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Editoriale – Coelum n.150 – 2011

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Che nella nostra galassia ci siano un sacco di oggetti poco visibili è cosa abbastanza ovvia. Pianeti giganti, stelle mancate: roba piuttosto massiccia, ma difficile da osservare. Ma gli astronomi – sempre pieni di risorse – hanno pensato a sistemi raffinati per stanarli.

Per esempio, usare l’effetto di lente gravitazionale: lo ha scoperto Einstein, tanto per cambiare, e si basa sul fatto che la traiettoria della luce curva passando in prossimità di una massa. Quindi, se uno di questi corpi celesti poco visibili passa davanti a una stella, la luce della stella viene amplificata per un piccolo intervallo di tempo. Tenendo sott’occhio tante stelle per un po’, uno può provare a farsi un’idea di quanti oggetti oscuri ci siano in giro.

Usando questa tecnica salta fuori, secondo uno studio pubblicato un paio di mesi fa su Nature (e ora divulgato nell’articolo principale di questo numero) che ci sono un sacco di pianeti di questo tipo – grandi come o più di Giove – in giro per la Via Lattea. E dico in giro in senso più o meno letterale. Pianeti che non sono legati a una stella, ma navigano sperduti: espulsi dalla loro orbita in un sistema planetario, o formatisi per conto loro? Non si sa con certezza. Dovranno provare a capirlo quelli che studiano la formazione di stelle e pianeti. La cosa sorprendente è che queste stime sembrano implicare che esistano più pianeti di questo tipo che stelle in tutta la Galassia. Sono tanti. Centinaia di miliardi di pianeti a zonzo.

Ora, immagino che qualcuno si starà chiedendo: tutti questi pianeti non potrebbero bastare a risolvere il problema della materia oscura?
No. C’è stato un periodo, anni fa, in cui si sperava che la massa che non si riusciva a osservare fosse spiegabile con la presenza di molti oggetti compatti (ribattezzati MACHO – ovvero MAssive Compact Halo Object) nelle galassie. Ma la cosa non funziona (per inciso, ne parlo nel capitolo 7 del mio libro “Il buio oltre le stelle – l’esplorazione dei lati oscuri  dell’universo”).

Oggi sappiamo con grande precisione – e da varie osservazioni indipendenti – quanta materia di tipo atomico è presente nell’universo: non più del 5% del totale. E non c’è verso: possono nascondersi come vogliono, ma stelle deboli e pianeti giganti sono pur sempre fatti di atomi. Sappiamo già che non ne troveremo mai abbastanza per dare conto di tutta la materia che sfugge alla vista.

Segui il Blog di Amedeo Balbi: www.keplero.org

Diversamente dalle nostre abitudini editoriali, saremo in edicola anche il prossimo mese. Il consueto numero estivo sarà perciò il 151 – Agosto/Settembre, in edicola dal 26 di luglio con allegato il DVD Coelum 9

Editoriale pubblicato su Coelum n.150 - 2011.

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Un Commento a “Editoriale – Coelum n.150 – 2011”

  1. Corrado Cantoni scrive:

    Quanto sembra emergere da questi nuovi pianeti, Dottor Balbi, non fa che confermare la grande complessità dell’universo, a cui le nostre macchinose teorie andranno probabilmente sempre “strette”.
    Mi interesso di cosmologia, nella mia probabilmente limitata comprensione, fin da quando avevo 7 anni, nel lontano 1965 e devo dire che mi ha sempre deluso, a partire dalla base, la terminologia.
    Se noi sostituissimo in tutti gli articoli, i termini inpropri di massa oscura ed energia oscura, con quelli più adeguati di massa ipotetica ed energia ipotetica, probabilmente non cambierebbe nulla ma psicologicamente ci farebbe più bene ed avremmo l’impressione di leggere di scienza e non di concetti medioevali.
    Nonostante questo ieri, dopo un certo “conflitto interiore”, fra gli altri ho comprato anche il suo libro.

    Saluto lei e la redazione.

    Corrado Cantoni

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