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28 Ottobre 2020
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Editoriale – Coelum n.149 – 2011

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Se è vero, la notizia è di quelle epocali. Da un po’ di tempo, per l’appunto, stavo pensando di commissionare un articolo sulla ricetta della nostra Galassia, ovvero, sulla quantità di oggetti che la formano elencati per tipologie… tante stelle di sequenza, un tot di stelle OB, un pizzico molto abbondante di nane rosse, una spolveratina di materia oscura, moltissima energia oscura…
Probabilmente avrebbe dovuto scriverlo Claudio Elidoro, per le ragioni che saranno chiare più avanti; ma poi si sa come vanno le cose, ci sono sempre altri argomenti, l’attualità, le notizie dell’ultima ora… così il progetto si era abbassato di priorità fino a slittare nel sine die.

E per fortuna… dico ora! Perché se davvero avessimo pubblicato un articolo simile, con tutte le belle cifre e le percentuali allineate (sia pure approssimate, e ovviamente limitate dalle considerazioni statistiche) adesso ci ritroveremmo a buttare via tutto e a riscrivere tutto da capo.
Come mai? Beh, per spiegarlo bisogna tornare alla notizia epocale di cui parlavo all’inizio, contenuta in un articolo nemmeno troppo tecnico che s’intitola “Unbound or distant planetary mass population detected by gravitational microlensing”, pubblicato nel numero 473 di Nature (18 maggio 2011); dove in sostanza gli autori affermano con la massima naturalezza che nel corso di una survey durata due anni hanno misurato con la tecnica del microlensing il numero di volte che ogni singola stella di un gruppo campione situato nel nucleo della nostra galassia subiva il transito di oggetti davanti il suo disco.

Quella del microlensing è una tecnica che è stata applicata più volte con successo  per scoprire nuovi pianeti extrasolari (il passaggio di una massa davanti una sorgente di luce funziona da lente gravitazionale e amplifica il segnale luminoso), ma in questo caso è stata usata per farsi un’idea di quanti oggetti di massa planetaria, ovviamente inosservabili con qualsiasi altra tecnica, orbitano completamente liberi nello spazio interstellare.

Ebbene, il risultato è stato a dir poco sconvolgente: secondo gli autori, nella nostra Galassia esiste una popolazione di “free floating planets” (pianeti liberamente flottanti, e cioè non legati gravitazionalmente a una stella madre) che supera quasi del doppio (precisamente di 1,8 volte) il numero delle stelle presenti nella Via Lattea!
Converrete che si tratta di un risultato che cambia completamente gli scenari consolidati, suggerendo una rivisitazione di discipline che vanno dallo studio della formazione stellare e planetaria a quelle che trattano i problemi legati all’astrobiologia.
E alla luce di questa scoperta, siamo davvero contenti di essere stati così preveggenti, noi di Coelum, da dedicare in tempi non sospetti (era il n. 103, del febbraio 2007)  un lungo articolo dedicato proprio al nascente “problema” dei pianeti “orfani”.
Il titolo? Ovviamente “Free Floating Planets”. L’autore? Ovviamente Claudio Elidoro.
Per cui, appuntamento al prossimo numero per chiarire meglio la portata di questa appassionante scoperta planetaria.

Giovanni Anselmi

Editoriale pubblicato su Coelum n.149 - 2011.

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