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Editoriale – Coelum n.143 – Novembre 2010

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Ovvero, come una lettera arrivata in redazione può diventare un editoriale e insieme una domanda a cui tutti gli altri lettori sono chiamati a rispondere

Sono un nonno di 72 anni e, fin da giovane, ho sentito viva la passione per l’astronomia ma, per le vicissitudini della vita, non ho mai avuto l’opportunità di dedicarmi seriamente. Ora mi trovo con tre

nipoti da gestire: un maschio di 11 anni, uno di 8 e una bambina di 5; la più coinvolta, al punto che tutte le sere non va a letto se prima non da un’occhiatina a Giove.

In considerazione di quanto sopra e mosso da un forte entusiasmo, il “gruppo” si è cimentato nella costruzione di un rifrattore (a lavoro ultimato nessuno ha però avuto il coraggio di chiamarlo telescopio!).

L’idea ha preso spunto dal ritrovamento in un cassetto abbandonato della soffitta, di una lente di 73 mm circa di diametro e di un oculare di remota e indefinita provenienza.

La realizzazione ci ha visti impegnati per oltre due mesi (abbiamo usato tubi recuperati dall’impianto della caldaia) non essendo però in possesso di attrezzatura idonea per realizzare un preciso meccanismo porta oculare, abbiamo filettato un tubo, avvitando e svitando il quale otteniamo la messa a fuoco.

Visto che l’oggetto più gettonato del momento era Giove, su di esso abbiamo puntato, con non poche difficoltà, il nostro traballante strumento.

Una grande emozione ci ha colto nel vedere un disco illuminato della grandezza di circa un pisello. Tutta la famiglia si è più volte alternata freneticamente all’oculare (perfino il cane, immancabile componente del gruppo, era agitatissimo!).

Nessun dettaglio del pianeta si è reso visibile, mentre i quattro satelliti principali ci sono apparsi come puntini luminosi della dimensione di una capocchia di spillo.

Abbiamo in seguito pensato che i nostri modesti risultati fossero, almeno in parte, conseguenti alla qualità delle ottiche utilizzate, forse più imparentate a un fondo di bottiglia che ad un apocromatico; ma questo, almeno per il momento, è ciò che passa il Convento!

Recentemente acquistiamo, con regolarità, la rivista Coelum in merito alla quale non possiamo che complimentarci per l’alto livello qualitativo, la serietà professionale dei vari collaboratori e la grande ricchezza di informazioni.

Siamo letteralmente rapiti dalle rubriche di Talib Kadori, Rolando Ligustri e Salvatore Albano.

La leggiamo e rileggiamo con vivo interesse ma, purtroppo per noi, tolte le prime 8/10 pagine, utili per l’identificazione dei pianeti, il restante rimane, almeno sul piano strumentale, inesorabilmente fuori dalle nostre possibilità.

Quando poi, alcuni articoli, attirando la nostra ingenua curiosità, riportano l’impiego di “strumentazione povera”, in realtà scopriamo che, come minimo, quest’ultima consista nell’impiego di: rifrattore apocromatico, camera CCD, filtri interferenziali, webcam monocromatica e software specialistico, ci sentiamo persi e fuori tempo.

Ora, un po’ timorosi e un po’ disorientati, ci permettiamo una domanda, senza alcuna ironia: è ancora proponibile oggi alzare gli occhi al cielo senza essere dotati di strumentazione altamente avanzata quale quella riportata nelle più qualificate e prestigiose riviste del settore?

Noi comunque, pur considerando realisticamente la nostra arretratezza, non ci siamo minimamente persi d’animo, continuiamo tenacemente ad osservare con umiltà ed entusiasmo le meraviglie del cielo, integrando con la nostra fantasia ciò che la limitazione dello strumento non ci consente di osservare.

Giovanni Bigotta di Lanzo (TO)

Editoriale pubblicato su Coelum n.143 - Novembre 2010.

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2 Commenti a “Editoriale – Coelum n.143 – Novembre 2010”

  1. Corrado Cantoni scrive:

    Certo, caro Giovanni che si può osservare e fare astronomia amatoriale senza essere dotati di strumentazione altamente avanzata, basta liberarsi la testa dai falsi miti e dai falsi problemi.
    Se pensi che ti servono obbligatoriamente lenti Apo, CCD, Webcam e software specialistico allora hai già perso in partenza.
    Se osservando all’oculare Giove, ti procura emozione, allora è quella che dovresti coltivare.
    Io osservo i pianeti esterni, la luna, le stelle e gli ammassi da 45 anni e ti posso garantire che è sempre come la prima volta, non c’è mai una sola notte osservativa da cui rientro in casa insoddisfatto: se il seeing è cattivo (spesso) osservo a basso ingrandimento e lo trovo sempre bellissimo.
    Sono affezionato agli oggetti astronomici che osservo, li “aspetto” tutti gli anni al loro ripresentarsi, i pianeti alle loro opposizioni, le variabili al loro “riaccendersi”…
    Tutto questo con un acromatico e ti assicuro che lo spettro secondario non è di nessuna importanza. Se ti piace l’autocostruzione bene, oggi però ci sono in commercio strumenti e montature che una volta ci sognavamo ed a prezzi accessibili, a meno di condizioni economiche personali disastrose…
    Se ti piacciono i rifrattori puoi trovare un buon acromatico da 100mm f/10 su una montatura per solo visuale che ti darebbe grandissime soddisfazioni. Poi se le tue esigenze cambieranno vedrai cosa fare.
    Penso che non esistano amatori “evoluti” o “arretrati”, ma solo modi diversi di praticare astronomia amatoriale: scegli il tuo in base a quello che “senti” dentro di te, senza farti influenzare dal mercato, dalla pubblicità, dalle chiacchiere, dai saputelli e via dicendo.
    Capisco che dalla rivista oggi puoi tirarci fuori poco, se può esserti di aiuto ti consiglio di reperire le annate che vanno dal 1999 al 2005, ci sono anche su CD e di leggere e rileggere più volte gli articoli osservativi di Braga, Ferri e Badalotti, i report di altri osservatori, di guardare i vecchi disegni.
    Leggi anche gli articoli di Mario Frassati e in futuro prova a disegnare i pianeti, vedrai che soddisfazioni!
    Per ultimo leggi anche i libri, anche quelli vecchi e “maledetti”, vedrai che la passione non muore più.
    Spero di essere stato utile a te e magari a qualcun altro.
    Buone osservazioni a tutti.

  2. paolo de pretto scrive:

    Caro Giovanni, che bello quello che hai scritto. Sei veramente un nonno fortunato ad avere dei nipoti così. Se penso a mio figlio (8 anni) che, abituato ad essere circondato da telescopi e rifrattori non da a Giove che una sbirciatina svogliata tanto per farmi piacere, o ai miei amici che immancabilmente mi dicono : “ma ancora le stelle stai a guardare?” trattandomi come fossi il re dei fessi, mi viene una grande, grandissima tristezza. Certo però poi pensarvi con il vostro telescopio a guardare in gruppo Giove non può che darmi un’attimo di felicità, pensando che anche io sto guardando la stessa cosa per il vostro stesso motivo. Grazie e …continuate così.

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