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19 Ottobre 2018
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Editoriale – Coelum n.142 – Ottobre 2010

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Quando sono nato, l’universo era già infinito.
Prima c’era stato il modello geocentrico, in cui la Terra era al centro, e l’uomo, anche lui, era al centro di tutto. Piano piano le cose sono cambiate: adesso la Terra è un pallino insignificante che ruota intorno a una piccola stella, che sta alla periferia di una galassia che sta chissà dove, spersa nel vuoto in mezzo a infinite altre. Ecco, quando sono nato, l’universo era già così, cioè si sapeva già che era così, ma nel passato non era mica chiarissimo, anzi, c’era della gente capace di bruciarti vivo se dicevi in giro delle cose del genere. Eresie, dicevano. Chissà cos’ha provato, mi sono sempre chiesto, il primo che ha scopertoche eravamo piccolissimi.
Quando ho letto la prima delle vite degli astronomi sul sito di Amedeo Balbi, ho subito pensato che bisognava farne un libro. Quando ho letto la seconda, ho pensato che bisognava assolutamente farne un libro. Quando ho letto la terza, gli ho scritto per dirglielo, come facciamo noi che viviamo un pezzo importante della nostra vita su internet: entriamo nell’esistenza degli altri per fare entrare loro nella nostra, senza distanze e parapetti (se ci fosse stata internet ai tempi, probabilmente qualcuno avrebbe scritto a Dante per dirgli quanto gli era piaciuta la Commedia, però attento, gli avrebbe detto, c’è un refuso). Gli ho scritto, mi ricordo, che un libro di quel tipo doveva scriverlo per forza. Perché in questo libro – sì, alla fine è davvero diventato un libro – ci sono tante cose che avremmo dovuto imparare a scuola, c’è tanta aneddotica, c’è una grande quantità di riferimenti alla cultura popolare, da King Kong a Matrix passando per Star Trek, ma soprattutto c’è una narrazione che riesce a ricondurre le storie dei grandi astronomi alla vita reale, una narrazione che li rendevivi e umani, un po’ geni e un po’ sfigati, come tutti.
Non so ancora bene, nel momento in cui scrivo, come si chiamerà questo libro, se Seconda stella a destra, o Vite degli astronomi, o Galileo era uno smanettone, o Tycho Brahe aveva un naso d’oro, o Copernico era un fifone, o Keplero faceva gli oroscopi o chissà come.
Qui dentro ci sono talmente tante cose degne d’esser ricordate che scegliere un titolo sarà un’impresa ardua. Il fatto è che la progressione delle idee più semplici fino alle più difficili – come per esempio la materia oscura che non si chiama così per caso – viene fuori fluidissima, e si legge, come si dice, quasi fosse un romanzo. Non un romanzo qualunque, ma un bel romanzo, uno di quelli in cui alla fine vorresti che i protagonisti vivessero ancora, per uscirci a bere una birra, per chiacchierare un po’, per approfondirne la conoscenza. E in fondo, lo scopo di un libro di divulgazione scientifica dovrebbe essere proprio questo: avvicinare alle idee che sembrano lontane, ma cosìlontane non sono.

Per esempio adesso, dopo che ho letto il libro, stavo cercando di approfondire e ho scoperto che esiste una galassia chiamata Galassia Sombrero, nella costellazione della Vergine: è molto bella, sembra un sombrero.

Tratto dalla postfazione al libro “Seconda stella a destra” di Amedeo Balbi – Ed. De Agostini, 2010.

Editoriale pubblicato su Coelum n.142 – Ottobre 2010.

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3 Commenti a “Editoriale – Coelum n.142 – Ottobre 2010”

  1. lucia scrive:

    bella la postfazione, vien voglia di comprare il libro.

  2. sarrus scrive:

    Ottimo Alessandro. Quando sono nato l’universo era già infinito.
    Come dici tu,esso è eterno. Vado a comprare il libro.

  3. sarrus scrive:

    Ah, dimenticavo: ottimo il sito nuovo. Auguri..

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