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21 Agosto 2018
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Editoriale – Coelum n.176 – 2013

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A memoria mia credo di non aver mai assistito al parto di un articolo più rifatto, riscritto e rivoltato di quello sulla ISON in questo numero.
Mutato a tal punto, sotto l’incalzare degli aggiornamenti sulle sorti della cometa, da risultare alla fine contraddittorio e quasi schizofrenico nella sua impostazione: con un inizio speranzoso e incline a illustrare il dicembre osservativo con cieli crepuscolari solcati da un luminoso astro chiomato, e poi con uno svolgimento sempre meno sicuro e sempre più pieno di se e di ma; prima del finale in cui si ammette la frammentazione e il completo dissolvimento della cometa, o quasi.

E dico quasi, perché un lumicino di speranza si leggeva ancora, nelle righe terminali dettate da Remondino Chavez, mentre tocca ora a me, il mattino seguente, confermare definitivamente che la cometa non è più IS ON, ma IS OFF.

Prendiamola a ridere, che è meglio… Pensate che poco più di un anno fa era credenza comune nel mondo astronomico quella di avere due assi formidabili nella mano, ovvero l’approssimarsi di due comete che promettevano di entrare di filato nei libri di storia. Se non tutte e due, almeno una, si opinava allegramente… Lo speravamo anche noi, se non altro da un punto di vista economico ed aziendale (nel senso che la rivista si vende molto meglio quando in cielo sono previste in transito delle comete epocali piuttosto che lampi gamma o asteroidi di 14a magnitudine).
E il risultato lo conosciamo tutti, una cometa solo discreta, la Pan-STARRS, e un’altra, la ISON, che come quei prelati che nella Sistina entrano papi ed escono cardinali, ha fatto il suo giro intorno al Sole entrando nel perielio come una spada di fuoco e uscendone come uno sbuffo di fumo.

Per il resto, dice bene Chavez, malgrado dal vivo l’abbiano vista in pochi, è stata sicuramente la cometa più mediatica della storia, seguita e fotografata da una miriade di telescopi solari, ripresa da più angolazioni, studiata da decine di strumenti che l’hanno analizzata come se davvero tutto ciò potesse portare a predire meglio il suo destino. Cosa che non è stata, dato che fino all’ultimo la ISON ha voluto comportarsi da animale libero e selvatico, beffandosi di qualsiasi ipotesi professorale.
Così, molto più della Kohoutek, credo che in futuro sarà la ISON ad essere usata come pietra del paragone per definire i fallimenti delle comete che verranno. La Kohoutek, infatti, fu annunciata come “epocale” nel 1973, un tempo in cui le previsioni erano poco più che speranze, quasi prive di ogni valutazione sulla costituzione fisica dell’oggetto, mentre per la ISON (e anche per la Pan-STARRS) le valutazioni si sono rivelate decisamente errate nonostante milioni di dati accumulati da almeno un anno a questa parte.

Una lezione per gli anni a venire, su cui meditare magari mentre il 22 dicembre ci si gusterà il passaggio al perielio di una bellissima seppur modesta Lovejoy.
Poi sarà Natale, che porterà a tutti cose meravigliose.

Editoriale pubblicato su Coelum n.176 - 2013.

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