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23 Luglio 2019
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Comet_on_27_February_2015_b_NavCam

Crediti: ESA/Rosetta/NAVCAM – CC BY-SA IGO 3.0

Fin dalle loro prime apparizioni nei cieli terrestri, le comete hanno sempre avuto un ruolo speciale nella nostra missione di esplorare il cosmo. Grazie a una lunga serie di spedizioni robotiche, dall’Armata Halley fino a Stardust e Deep Impact, le comete sono oggi tra i corpi celesti più studiati nell’intero Sistema Solare; tuttavia, questi antichi frammenti di roccia e ghiaccio rimangono ancora avvolti da un quasi impenetrabile alone di mistero. Fino a pochi anni fa, la nostra esplorazione delle comete era rimasta limitata a una serie di fugaci sorvoli. Nonostante la loro breve durata, queste pionieristiche missioni erano riuscite a rivelare mondi straordinariamente inaspettati e diversi dal nostro. Missione dopo missione, abbiamo imparato a considerare le comete come detriti rimasti incontaminati dall’alba del Sistema Solare. Nei loro gelidi cuori, questi piccoli mondi nascondono i segreti della formazione della nostra casa celeste e, in passato, potrebbero aver contribuito a innescare la complessa trama di reazioni chimiche che portò alla comparsa della vita sulla Terra. Le prime missioni cometarie portarono a molte più domande che risposte, rivelando meccanismi e comportamenti del tutto inediti e senza simili nel Sistema Solare. L’unico modo per far luce su questi nuovi misteri era inviare una sonda in orbita attorno a una cometa, in modo da ottenere una ricognizione completa e dettagliata del suo nucleo. È qui, alla fine degli anni ‘90, che la storia di Rosetta getta le sue radici…

L'articolo completo è pubblicato su Coelum n.204 - 2016 alla pagina 76

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