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27 Gennaio 2021
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SULLA POPPA DELLA NAVE ARGO

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cielo sepolto puppis2

Ecco come apparirebbe la costellazione della Poppa nel momento del suo transito al meridiano, vista da una qualsiasi località costiera della Sicilia meridionale. La figura si vedrebbe per intero, mentre l'orizzonte ne coprirebbe una buona parte se la osservassimo da Roma o Milano (vedi l'indicatore sulla destra della figura). La Poppa è formata da stelle di 3a e 4a magnitudine, la più luminosa delle quali è Naos (zeta Puppis), di mag. +2,2, facilmente individuabile tramite l'allineamento con la figura del Cane Maggiore. L'ammasso aperto NGC 2451, poco distante, è alla portata di un normale binocolo, mentre la componente più luminosa, di mag. +3,6, è addirittura osservabile ad occhio nudo (ovviamente solo nelle notti eccezionalmente limpide!). È curioso sapere che solo 2,8° a sud della stella η Puppis se ne sta inosservabile, appena sotto l'orizzonte, l'occhio sfolgorante di Canopo (mag. –0,6), la seconda stella più brillante di tutto il cielo.

Si narra che la mitica nave Argo, testimone delle eroiche imprese di Giasone e degli argonauti, alla fine dell’avventura sia stata consacrata a Poseidone e trasportata in cielo, dove è poi sopravvissuta come costellazione fin quasi ai giorni nostri. Una costellazione tuttavia talmente vasta che prima l’astronomo francese Nicolas Louis de Lacaille, nel 1756, e poi definitivamente l’astronomo statunitense Benjamin Gould (1824- 1896), nel 1879, decisero di dividere in tre parti: la Carena, la Vela e la Poppa. Questo mese ci occuperemo proprio di quest’ultima, una costellazione che misura circa 670 gradi quadrati ed è teoricamente accessibile, nella sua interezza, soltanto a coloro che hanno la fortuna di abitare nell’estremo sud della Penisola; si estende infatti dai –11° fino ai –51° di declinazione, fino a sfiorare Canopo, la seconda stella più brillante del cielo (posta di pochissimo più a sud, eppure inosservabile da qualsiasi punto d’Italia, se non – forse – da Lampedusa).

L'articolo completo è pubblicato su Coelum n.179 - 2014 alla pagina 54

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