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18 Ottobre 2019
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R SCUTI Una variabile facile per le pigre notti d’estate

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R Scuti

In un campo di circa 2°, la ripresa fotografica ritrae la posizione della variabile R Scuti rispetto all'ammasso aperto M11.


Nel numero scorso ci eravamo intrattenuti sulla caratteristica principale di Chi Cygni, la variabile con il più grande divario tra la luminosità minima (+14,2) e massima (+3,3). Questo mese parleremo invece di R Scuti, una stella che, senza arrivare a questi estremi, si mantiene comunque sempre così luminosa da poter essere seguita con un normale binocolo lungo tutto il periodo della sua variabilità. La scoperta della variabilità di R Scuti risale al 1795, nel periodo pioneristico della ricerca delle prime stelle “cangianti”, quando il valente astronomo inglese Edward Pigott (1753-1825) osservò a lungo una stella dello Scudo di quarta o quinta magnitudine posta circa 1° a sud della beta Scuti. A quell’epoca, a parte le novae che misteriosamente apparivano per poi subito declinare, non si conoscevano più di una dozzina di variabili, tra le quali la R CrB, scoperta dallo stesso Pigott [vedi Coelum n. 40, pag. 26], Mira, Algol, Chi Cygni [vedi Coelum n. 171], R Hydrae, R Leonis, Beta Lyrae, Delta Cephei, Eta Aquilae e Alfa Herculis.

L'articolo completo è pubblicato su Coelum n.172 - 2013 alla pagina 34

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