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13 Novembre 2019
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Moebius
Verso la fine del secolo scorso, alcuni astrofisici eretici proposero un modello cosmologico secondo il quale l’universo avrebbe una struttura frattale [sull’argomento vedi anche su Coelum n. 112 l’articolo “La trama nascosta dell’Universo”]. I matematici attribuiscono questo strano nome a oggetti geometrici che esibiscono le stesse forme anche se osservati con lenti d’ingrandimento di potenza diversa. Secondo la teoria dell’universo frattale, la natura presenterebbe un’organizzazione gerarchica, come in un immenso gioco di matrioske russe. Passando dalle stelle alle galassie, agli ammassi e ai superammassi, la distribuzione della materia si manterrebbe non uniforme anche alle scale più grandi. Questo modello, palesemente in contrasto con il principio cosmologico, è stato progressivamente emarginato. Peccato, perché questa concezione dell’universo auto-simile è particolarmente suggestiva. Prendete un pezzo qualsiasi del cosmo e ingranditelo: ritroverete una figura analoga all’originale. Esattamente lo stesso fenomeno che si poteva osservare sulla confezione dei primi del Novecento di una marca olandese di cacao: una donna teneva in mano un vassoio con una tazza e una scatola identica, la quale raffigurava di nuovo la stessa donna, e così via senza fine. Gli appassionati di musica rock ricorderanno un simile gioco di regresso all’infinito sulla copertina del disco Ummagumma dei Pink Floyd.

L'articolo completo è pubblicato su Coelum n.186 - 2014 alla pagina 82

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