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16 Luglio 2019
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QUANTI SONO GLI ITALIANI CHE HANNO SCOPERTO UNA COMETA? Piccolo scoop… sono 12 e non 11!

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Hanc marginis 176

La “Cometa di Donati” fu una delle più belle e importanti del 19° secolo, brillando nel cielo di ponente nell'autunno del 1858. Donati la scoprì la sera del 2 giugno 1858, a Firenze, come una debole massa nebulosa di 3' di diametro. Solo verso la metà di agosto cominciò a svilupparsi una coda che da allora in poi crebbe rapidamente. Nucleo e coda si svilupparono a vista d'occhio e nella seconda metà di ottobre, subito dopo il passaggio al perielio, la cometa raggiunse il massimo splendore. La sera del 5 ottobre, come mostrato nell'illustrazione, era di aspetto particolarmente bello, con la testa vicinissima alla stella Arturo. La massima lunghezza apparente della coda raggiunse circa i 60 gradi, mentre quella reale i 70 milioni di km. Durante lo stesso mese la cometa volse rapidamente verso sud e scomparve alla vista nei paesi settentrionali, mentre poté essere seguita fino al marzo 1859 nell'emisfero australe. Fu sicuramente la più famosa cometa tra quelle “italiane”, e una delle più celebrate nel mondo.


Mentre scriviamo siamo a metà novembre, e dappertutto sembra crescere l’attesa per la definitiva consacrazione (o profanazione) della cometa ISON (del resto, il suo nome letto al contrario è NO/SI, il che la dice lunga sul grado di indecisione che l’accompagna…). E in mezzo a tutto il rincorrersi di notizie che ora la danno in crescita e un momento dopo frantumata, potrebbe forse risultare di un qualche interesse rimanere anche in questa rubrica sull’argomento cometario, magari cercando di rispondere alla domanda: “Quanti sono stati gli italiani che possono vantarsi di avere scoperto almeno una cometa? E quante ne hanno trovate?” Non sono molte, diciamolo subito (almeno non lo erano fino all’arrivo di Andrea Boattini), ma per affrontare il conteggio con precisione è comunque necessario definire meglio la domanda facendo un po’ di storia della nomenclatura cometaria, per la quale negli ultimi due secoli sono state adottate convenzioni sempre differenti. In precedenza, diciamo per tutto il 17° secolo e fino alla prima metà del 18°, le comete venivano identificate con una grande varietà di nominativi, o anche solo con l’anno in cui apparivano, ma non ancora con il nome di chi le aveva scoperte. Dopo che Edmund Halley ebbe dimostrato che le comete del 1531, 1607 e 1682 erano lo stesso oggetto celeste, si arrivò all’usanza (cometa di Encke, cometa di Biela, ecc.) di chiamare le comete con il nome di chi ne calcolava l’orbita, mentre fu probabilmente Charles Messier, vero e proprio prototipo del “cacciatore di comete”, ad avviare in seguito quel clima da “competizione”tra gli osservatori che in breve tempo avrebbe portato alla convenzione adottata ancora oggi. Sarà infatti il suo, nel 1760, il primo nome di persona ad essere legato alla denominazione di una cometa, la C/1760 B1 (Messier). Le comete già molto brillanti alla scoperta invece, per la difficoltà di stabilire un ordine cronologico tra le numerose comunicazioni di avvistamento, vennero chiamate“Grandi Comete”. Questo per dire che, nel contare le “comete italiane”, bisogna anche tenere conto di quanti fecero la loro scoperta in tempi in cui non si usava ancora abbinare alla cometa il nome dello scopritore, o anche del caso di una cometa avvistata contemporaneamente da più di tre osservatori indipendenti. Qui di seguito traccerò una breve biografia degli astronomi italiani che posseggono questi requisiti, elencandoli nell’ordine cronologico in cui scoprirono la loro prima cometa.

L'articolo completo è pubblicato su Coelum n.176 - 2013 alla pagina 36

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