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23 Luglio 2019
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Quando una Luna non basta – Breve storia della ricerca di una seconda luna terrestre

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Una Luna non basta

Malgrado l'opera di Jules Verne venga richiamata nella vicenda della “seconda luna” a causa delle citazioni inserite nel romanzo “Intorno alla Luna”, troviamo che anche il suo “La chasse au météore”, del 1908, si adatti perfettamente a descrivere lo spirito di quella ottocentesca ricerca. Soprattutto perché l'articolo di F. Petit che diede il via al tormentone che è durato fin quasi ai nostri giorni parlava in fin dei conti di un normalissimo bolide.

Per più di 150 anni, dalla metà del 19° secolo fin quasi alla fine del 20°, la comunità astronomica è stata periodicamente scossa da annunci più o meno fantasiosi sulla scoperta di una “seconda luna della Terra”. Con questo articolo vogliamo ripercorrere i casi più eclatanti di quel periodo piuttosto ingenuo della ricerca astronomica, avvalendoci di documenti originali che correggono molti degli errori con cui le vicende sono state fin qui riportate in letteratura.
« Sì – disse Barbicane – è un semplice meteorite ma di dimensioni enormi, catturato dalla gravità della Terra e divenuto suo satellite».« Ma è possibile? – esclamò Michel Ardan – La Terra ha due lune?» « Sì, amico mio, ha due lune anche se abitualmente si pensa ne abbia una sola. Ma la seconda luna è così piccola e gira tanto rapidamente che i terrestri non possono vederla. È stato un astronomo francese, Monsieur Petit, che rilevando disturbi nei movimenti della Luna ha potuto scoprire l’esistenza di questo secondo satellite e calcolarne l’orbita. Secondo lui compie una rivoluzione completa in 3 ore e 20 minuti…». Con queste parole il romanziere francese Jules Verne (1828-1905) descriveva nel 1870 il fantasioso incontro dei protagonisti di “Intorno alla Luna” (il seguito del più noto, e meglio riuscito “Dalla Terra alla Luna”, scritto cinque anni prima) con un piccolo asteroide capace di deviare la traiettoria del loro razzo in rotta verso la Luna.

L'articolo completo è pubblicato su Coelum n.180 - 2014 alla pagina 30

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