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30 Aprile 2017
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PLUTONE Un mondo sorprendente ai confini del Sistema Solare – I Parte

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Crediti: NASA/JHUAPL/SwRI

Comincia l’avventura: parte la New Horizons

Il 19 gennaio 2006 alle ore 19:00 UTC partì da Cape Canaveral, negli Stati Uniti, una missione destinata a entrare nella storia. La sonda NASA New Horizons, a cavallo di un razzo Atlas V, venne lanciata verso ai confini i del Sistema Solare alla volta di un mondo tanto lontano quanto misterioso: Plutone.
Questo mondo, oggi classificato “pianeta nano”, fin dalla sua scoperta a opera dell’astronomo americano Clyde Tombaugh nel 1930, è risultato per gli studiosi un vero enigma di intriganti interrogativi. Troppo distante per essere studiato con profitto dagli osservatori da Terra e così piccolo da risultare sfuggente anche all’occhio acuto del Telescopio Spaziale Hubble. Nel corso dei decenni numerose sono state le campagne di studio condotte ma con risultati sempre molto limitati, al punto che, fino all’arrivo della New Horizons alla sua destinazione primaria, ben poco si sapeva del remoto Plutone e di Caronte, suo satellite naturale principale.
E così, dopo un lungo viaggio durato poco più di nove anni, la New Horizons, il 14 luglio 2015 ha sorvolato il sistema di Plutone, raccogliendo una mole di dati tale da lasciare gli scienziati di missione, con in prima fila Alan Stern (il responsabile scientifico di missione), letteralmente sbalorditi e scioccati. Si deve aggiungere il fatto che anche solo incrociare il pianeta nano con la precisione necessaria per effettuare con successo il tanto agognato fly-by non era affatto una cosa scontata, avendo potuto osservare Plutone solo per poco tempo dalla sua scoperta.
Da quell’ormai distante 14 luglio è trascorso più di un anno, eppure la quantità di dati raccolta era tale che solo lo scorso 25 ottobre la sequenza finale di dati raccolti ha raggiunto la Terra. Questa sequenza, riguardante un’osservazione del sistema Plutone-Caronte, dopo aver viaggiato nello spazio per 5,5 miliardi di chilometri (circa 5 ore e 8 minuti luce), ha finalmente raggiunto il Centro Operativo di Missione presso la Johns Hopkins Applied Physics Laboratory (APL) a Laurel nel Maryland (USA), alle 9:48 UTC. Il segnale è stato ricevuto dalla stazione di Canberra (Australia) del Deep Space Network della NASA. Si trattava dell’ultima sequenza di dati degli oltre 50 gigabit raccolti durante il fly-by e trasmessi dalla New Horizons nel corso degli ultimi 15 mesi. La missione primaria a questo punto può dirsi completata. Ma cosa abbiamo appreso da quella mole di preziosi dati, tuttora allo studio, che ha appena raggiunto per intero la Terra?

L'articolo completo è pubblicato su Coelum n.206 - 2016 alla pagina 36

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