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17 Gennaio 2021
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Notiziario di Astronomia

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HubbleHUBBLE fotografa Abell 2744

Prendete quattro grossi gruppi di galassie, fateli scontrare a lungo, almeno 350 milioni di anni, ed otterrete così l’oggetto celeste denominato Abell 2744. Ecco, in estrema sintesi, la ricetta formulata dagli astronomi per spiegare come si è formato un gigantesco ammasso galattico distante quasi 3 miliardi e mezzo di anni luce da noi, nella costellazione dello Scultore. Con una serie di esposizioni condotte dal 2009 al 2014, della durata complessiva di 67 ore, il Telescopio Spaziale Hubble ha ora messo a disposizione degli astronomi l’immagine più profonda mai prodotta di questo oggetto.

Dove dobbiamo cercare la vita extra-terrestre? NUOVE IPOTESI SULL’ABITABILITÀ

Secondo un recente studio mondi tre volte più grandi del nostro potrebbero avere condizioni ben più propizie per ospitare la vita. E questa è solo l’ultima di una serie di proposte che spingono a cercare la vita extraterrestre al di fuori della zona abitabile.
Negli ultimi vent’anni abbiamo assistito a un gran proliferare di nuovi esopianeti. L’eventuale scoperta di una Seconda Terra che ospiti la vita e che viaggi inconsapevole in qualche remoto punto dell’Universo ha un fascino invincibile al quale cediamo senza opporre resistenza. Cerchiamo pianeti simili al nostro per dimensioni, temperatura e atmosfera e li cerchiamo nella “zona abitabile”, la regione intorno a una stella dove un’altra Terra potrebbe avere acqua liquida sulla sua superficie. Ma se il nostro pianeta è effettivamente l’unico posto a noi noto dove la vita complessa sia riuscita a evolvere, questo non significa che la vita complessa sia necessariamente come noi la conosciamo, o che non possano esistere pianeti totalmente diversi dalla Terra dove si sia sviluppata. Diversi recenti studi chiedono di ripensare al concetto di abitabilità; ultimo tra questi arriva quello a firma di René Heller (McMaster University) e John Armstrong (Weber State University), pubblicato recentemente su Astrobiology. Secondo i due ricercatori i pianeti alieni leggermente più grandi del nostro potrebbero essere addirittura più adatti a ospitare la vita di quanto non lo sia la Terra.Heller e Armstrong sostengono che sarebbe meglio concentrarsi sulle “Super- Terre”, quei pianeti grandi circa 2-3 volte il nostro che i due ribattezzano come potenzialmente “super-abitabili”. Il che renderebbe il nostro un caso fortuito di presenza di vita all’interno di un mondo non ostile ma neanche troppo ospitale.

LO STRUMENTO SARÀ PRONTO PER IL 2019 – Al via i lavori per il GIANT MAGELLAN TELESCOPE

Dopo aver revisionato il progetto e i conti, un gruppo di esperti ha dato il via alla fase più importante. La fase scientifica partirà dal 2020.
Sarà uno dei telescopi terrestri più grandi e potenti mai costruiti (almeno fino alla realizzazione dell’E-ELT dell’ESO, che misurerà in diametro 39 metri). Parliamo dello Giant Magellan Telescope (GMT), un telescopio ad elevate prestazioni che da poco è entrato nella fase centrale del progetto, quella della costruzione. Quando sarà pronto nel 2019 il telescopio di 25 metri sarà sei volte più potente del più grande telescopio attualmente esistente e con una risoluzione dieci volte superiore rispetto al telescopio spaziale Hubble. Sarà costituito da sette telescopi gregoriani (riflettori) di 8,4 metri di diametro, installati presso l’Osservatorio di Las Campanas, in Cile. La struttura esterna sarà alta complessivamente ben 60 metri. La produzione di tre dei sette segmenti dello specchio primario del telescopio, costruiti in vetro borosilicato e ognuno di essi pesante 20 tonnellate, è già in corso. Il lavoro sul quarto specchio inizierà nel mese di gennaio del 2015. Le prime operazioni scientifiche con il nuovo telescopio sono previste per il 2020. Il telescopio potrà operare sia nell’ottico che nell’infrarosso e si prevede potrà ottenere, grazie anche all’uso di sofisticate ottiche adattive, una risoluzione di 0,2-0,3 secondi d’arco. Con tali caratteristiche, gli astronomi saranno in grado di individuare esopianeti molto distanti e potenzialmente abitabili, indagare l’aspetto e le proprietà dell’universo durante il primo miliardo di anni di vita dopo il Big Bang e studiare i misteri della materia oscura così come dell’energia oscura e dei buchi neri massicci.

IL LUNAR XPRIZE ENTRA NEL VIVO – Sulla LUNA con Google

Cinque team, un solo obiettivo: arrivare sulla Luna, far muovere un rover sulla sua superficie e documentare il tutto con video e immagini da inviare a Terra. La giuria del Google Lunar XPRIZE ha scelto le squadre finaliste che si contenderanno il premio finale da 40 milioni di dollari e riconoscimenti intermedi per altri 6.
È forse il più grande show mai organizzato ma in lizza non ci sono cantanti, ballerini o attori. Qui l’obiettivo è leggermente più ambizioso, perché si tratta di arrivare sulla luna entro il 2015 con un amissione privata e rilasciare un robot in grado di scorrazzare sulla superficie del nostro satellite naturale per almeno 500 metri. E come nei migliori show televisivi, il veicolo deve essere in grado di documentare l’impresa riprendendo video ed immagini ad alta definizione da inviare alla giuria (e non solo) qui sulla Terra. Ai vincitori verrà staccato un bell’assegno, recentemente passato da 30 a40 milioni di dollari. Ecco in estrema sintesi la sfida lanciata da Google con il suo Lunar XPRIZE.

La sonda europea GAIA fotografata dal Very Large Telescope

Come il lettore ricorderà, Gaia è una missione spaziale delprogramma scientifico dell’Agenzia Spaziale Europea, ed è attualmente uno dei progetti più importanti per l’astronomia internazionale: la sfida è quella di realizzare una mappa 3D della Galassia, facendo un censimento accurato di più di un miliardo di singoli oggetti. Il contributo italiano a questa missione è di grande rilevanza essendo il secondo più importante tra quelli di tutti i paesi partecipanti, per contributo scientifico, economico e per la qualità delle risorse umane impiegate. Dopo il lancio, avvenuto il 19 dicembre scorso (vedi Coelum n. 177), il satellite ha compiuto un lungo viaggio per prendere posizione all’interno del punto lagrangiano L2 del sistema Sole-Terra; vale a dire, in quella regione di stabilità gravitazionale che offre ottime caratteristiche per l’osservazione spaziale in quanto la luce solare e le interferenze che ne derivano sono schermate dal nostrostesso pianeta. Il punto L2 dista dalla Terra circa 1,5milioni di chilometri, equivalenti aquattro distanze lunari, ma lo scorso23 gennaio il Very Large Telescope è riuscito a fotografare dal Cile la sonda, osservabile come un puntinodi mag. +22. Le due immagini in altosono state riprese a 6,5 minuti di distanza l’una dall’altra e – come èpossibile vedere – in quel breve lasso di tempo Gaia si era già apprezzabilmente spostata.

L'articolo completo è pubblicato su Coelum n.179 - 2014 alla pagina 6

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