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16 Dicembre 2019
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Notiziario di Astronomia

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Notiziario di Astronomia

Una ripresa globale di Cerere realizzata dalla Dawn il 4 maggio scorso da una quota di 13600 km. L’immagine è stata poi resa in falsi colori. In questo caso si tratta dell’emisfero opposto a quello del cratere che ospita le macchie brillanti.


CERERE È SEMPRE PIÙ VICINO

La sonda DAWN verso la sua orbita più bassa
La sonda Dawn continua in questi giorni la lenta manovra di avvicinamento e di inserimento nell’orbita di Cerere e, se tutto andrà come previsto, il 6 giugno avrà raggiunto la quota stabilita di 4430 km, dove si impegnerà in una “survey orbit” della durata di 22 giorni. Lo spacecraft sarà pronto a questo punto per scendere fino a 1470 km dove, dall’8 agosto in poi, si dedicherà per due mesi alla High Altitude Mapping Orbit (HAMO), ovvero alla mappatura della superficie condotta da un’orbita “alta”.

Plutone comincia a svelare il suo volto

Man mano che la New Horizons si avvicina a Plutone, il piccolo pianeta si fa ovviamente più grande e più dettagliate le immagini che lo strumento di ripresa a bordo della sonda, il Long Range Reconnaissance Imager (LORRI), ci invia. Le nuove immagini sono state scattate tra l’8 e il 12 maggio, da una distanza di poco meno di 77 milioni di chilometri di distanza, e rivelano dettagli di una morfologia estremamente complessa della superficie, con zone di albedo molto marcate.

PERCHÉ SU MARTE IL TRAMONTO È BLU?

Quello che vedete brillare in questa sequenza di immagini è il nostro Sole che tramonta su Marte visto dagli “occhi” del rover Curiosity. Gli scatti risalgono al 15 aprile scorso (Sol 956) e riprendono un paesaggio quasi inedito del quarto pianeta del Sistema solare: il deserto del Pianeta rosso che si tinge di blu.

L’ALONE GIGANTE DI ANDROMEDA

Grazie ai dati raccolti da Hubble un team di scienziati ha potuto stimare con precisione la dimensione dell’alone gassoso di Andromeda, nonché la sua massa.

Un team di astronomi, utilizzando dati del telescopio spaziale Hubble della NASA, ha scoperto che l’immenso alone di gas che avvolge la galassia di Andromeda è circa sei volte più esteso e mille volte più massiccio di quanto era stato stimato in precedenza. L’alone scuro e quasi invisibile che circonda Andromeda si estende infatti per circa un milione di anni luce dalla sua galassia ospite – arrivando quindi a metà strada della distanza che la separa dalla nostra Via Lattea, lontana 2,5 milioni di anni luce – e possiede una massa pari a quella di metà galassia. Poiché l’alone di gas di Andromeda non emette luce, il team ha dovuto tracciarne i confini studiando gli oggetti luminosi che si trovavano prospetticamente sullo sfondo, osservando come si è modificata la loro luce passando attraverso il gas. La fonte ideale di luce per uno studio come questo sono i quasar, ovvero nuclei di galassie attive molto luminosi alimentati da buchi neri. Il team ha utilizzato 18 quasar che si trovano, dal nostro punto di vista, dietro ad Andromeda, e grazie a queste osservazioni ha potuto sondare come sia distribuito il materiale gassoso al di là del disco visibile della galassia.

MEDUSA, UNA VISTA CHE INCANTA

Il Very Large Telescope del Paranal ha ripreso la più dettagliata immagine mai ottenuta della nebulosa planetaria Abell 21, meglio nota come “Medusa Nebula” (da non confondere con la Jellyfish Nebula, anch’essa nei Gemelli e anch’essa apparentata nella forma a una medusa, ma a quella acquatica e non mitologica) un complesso intrico di filamenti gassosi espulsi da una stella morente.

I suoi nomi scientifici sono diversi: Sharpless 2-274, Abell 21 o PN A66 2, ma questa splendida nebulosa planetaria è meglio conosciuta con il nome di una temibile creatura della mitologia greca: Medusa, la Gorgone che pietrificava con il suo sguardo. Ed è facile capire il perché. La Medusa è una creatura mostruosa, con serpenti al posto dei capelli, e in questa nebulosa, che si trova in direzione della costellazione dei Gemelli, a circa 1500 anni luce da noi, i serpenti sono rappresentati dai sinuosi e fitti filamenti di gas incandescente che provengono dalla stella al centro della nebulosa, giunta alla fine del suo ciclo evolutivo.

UNA NUOVA CLASSE DI GALASSIE? Le galassie “libellula”: grandi, leggere e resistenti

Confermata l’esistenza delle ULTRA DIFFUSE GALAXIES, agglomerati di stelle impalpabili come certe galassie nane, ma molto più grandi. Ne sono state scoperte 47 nell’Ammasso della Chioma, che per il momento sono state identificate con il nome comune di “DRAGONFLY” (libellula), mutuato da quello dello strumento con cui sono state rilevate.
Un team internazionale di ricercatori, guidato da Pieter van Dokkum della Yale University, ha utilizzato i grandi telescopi dell’Osservatorio Keck alle Hawaii per confermare l’esistenza di una nuova classe di galassie denominata Ultra Diffuse Galaxies, i cui membri presentano la distribuzione di stelle più sparsa che si conosca.

CHE FINE HA FATTO PHILAE?

Il lander Philae potrebbe svegliarsi in qualsiasi momento: la cometa sulla quale è rimasto intrappolato è adesso abbastanza vicina al Sole perché il veicolo possa ricaricare i pannelli solari. L’ipotesi più ottimistica è che Philae sia già sveglio, ma non abbia abbastanza energia per comunicare.
Non si può escludere che il piccolo veicolo stia già tentando di trasmettere un segnale che Rosetta non riesce ancora a sentire. Per migliorare la possibilità di ascoltare i segnali, la sonda deve infatti trovarsi a una distanza dal lander inferiore a 300 chilometri, sullo stesso lato della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko, e con entrambe le antenne allineate.

L'articolo completo è pubblicato su Coelum n.193 - 2015 alla pagina 6

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