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13 Agosto 2020
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Notiziario di Astronomia

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Scholz

La cosiddetta Stella di Scholz (a sinistra in una foto del Palomar Digital Sky Survey, a destra in una riproduzione artistica) è un sistema binario il cui componente principale è una nana rossa di 86 masse gioviane, mentre la secondaria è una nana bruna al limite dell’accensione nucleare, quindi non propriamente una stella. È attualmente distante da noi circa 20 anni luce ed è visibile nella costellazione dell'Unicorno con una magnitudine di +18,3. Scoperta nel 2013, l’esame della sua velocità radiale (83 km al secondo in allontanamento) ha portato i ricercatori a concludere che circa 70 mila anni fa doveva essere passata a 0,8 anni luce dal Sole.


HUBBLE cattura 3 ombre su GIOVE

I SATELLITI MEDICEI IO, EUROPA E CALLISTO ECLISSANO IL SOLE SULLA “SUPERFICIE” DEL GIGANTE GASSOSO

Il 24 gennaio scorso si è verificato un fenomeno astronomico abbastanza raro, ovvero il transito contemporaneo di tre ombre di satelliti Medicei sulla “superficie” di Giove; evento che purtroppo qui in Italia si è potuto seguire con estrema difficoltà, visto che è andato in scena verso le 7:30 del mattino, con il cielo già abbastanza chiaro e con il pianeta alto solo una decina di gradi.

INCONTRI RAVVICINATI DI 70 MILA ANNI FA – Quando una stella passò nel Sistema Solare

Scoperta la stella che ci è passata più vicina di tutte: una nana rossa di piccola taglia accompagnata da una nana bruna.
In un articolo pubblicato su Astrophysical Journal Letters un gruppo di astronomi sostiene che circa 70 000 anni fa la cosiddetta “Stella di Scholz”, un debole astro scoperto di recente, è molto probabilmente transitata attraverso la Nube di Oort, la remotissima fascia sferica di comete che circonda il Sistema solare. Nessun’altra stella è nota per avere mai avvicinato il nostro sistema in questo modo, passando cinque volte più vicino di quanto lo sia la stella attualmente più prossima, Proxima Centauri.

LE MISTERIOSE “PIUME” DI MARTE

Scoperti su Marte estesi sistemi nuvolosi che s’innalzano fino a 250 chilometri di altezza. Uno studio internazionale – coordinato da Agustin Sánchez-Lavega, dell’Università dei Paesi Baschi, e pubblicato su Nature – spiega che il fenomeno è probabilmente dovuto a particolari aurore polari. Negli strati più alti dell’atmosfera marziana si formano delle strane ed enormi “nuvole” che svaniscono in poche ore, larghe più di 1000 chilometri e che raggiungono un’altezza di 250…

ZOOM SULLA COMETA

Il 14 febbraio la sonda Rosetta ha sfiorato la cometa 67P sorvolandola ad appena 6 km dalla superficie
Mai così vicino: appena 6 chilometri. Così vicino da essere più una carezza che un flyby. Il punto di avvicinamento massimo è stato raggiunto alle 13:41 ora italiana, mentre Rosetta sorvolava la regione battezzata Imhotep, sul lobo principale della cometa. L’immagine più dettagliata finora rilasciata dalla sonda, con una scala di circa 75 centrimetri per pixel, è stata però realizzata da una distanza lievemente superiore, di 8,9 chilometri e ritrae la regione dominata dalla grande roccia che ormai tutti abbiamo imparato a riconoscere: ovvero il monolito di una quarantina di metri di lunghezza denominato Cheope.

Sunset selfie per CURIOSITY

La bellissima immagine mostra il rover marziano della NASA presso il sito “Mojave”, dove il suo trapano ha raccolto il secondo campione di polvere del Mount Sharp.

La mania dei selfie non ha invaso solo la Terra, ma anche lo spazio. E Marte non è da meno. L’immagine che si vede qui sotto è un collage di foto scattate nel mese di gennaio dalla Mars Hand Lens Imager (MAHLI) camera montata sul braccio robotico del rover Curiosity, arrivato sul Pianeta rosso nell’agosto del 2012. Il veicolo a sei ruote attualmente si trova nel sito denominato “Mojave”, dove ha “assaggiato” (per meglio dire analizzato) un campione di polvere marziana del Monte Sharp raccolto nel corso della sua seconda trivellazione.

NUOVO LOOK PER TITANO

È stato sviluppato un nuovo algoritmo per ridurre le interferenze elettroniche nelle foto realizzate dal “Synthetic Aperture Radar” a bordo della sonda Cassini. E i risultati si vedono!
La sonda Cassini sta svolgendo il suo lavoro su Saturno da ormai 10 anni, con una missione che è stata estesa per ben due volte (nel 2008 e nel 2010) e che si sta ora pensando di prolungare almeno fino al 2017. In questo decennio di continua esplorazione la sonda ha forse ottenuto i suoi risultati migliori nel rivelare per la prima volta al mondo il vero aspetto della superficie di Titano, la luna più grande di Saturno. Ma quello che poteva essere accettabile anni fa, non lo è più alla luce di quanto riescono a fare le nuove tecnologie in altri ambiti.

L'articolo completo è pubblicato su Coelum n.190 - 2015 alla pagina 6

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