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13 Agosto 2020
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Notiziario di Astronomia

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Cristoforetti

Un nuovo studio del JPL – L’origine della Grande Macchia Rossa

A quanto pare la Grande Macchia Rossa sulla faccia di Giove è più simile a una scottatura che a un rossore d’imbarazzo. Invece che trapelare dal basso, l’intensa colorazione rossastra è infatti dovuta a una sostanza colorante prodotta dall’azione del Sole sulla parte alta dell’atmosfera gioviana.
Secondo una nuova analisi dei dati dalla missione Cassini, il colore rossiccio della Grande Macchia Rossa di Giove è probabilmente dovuto alla scissione di sostanze chimiche semplici presenti nell’atmosfera superiore del pianeta sotto l’effetto della radiazione solare. Un risultato che contraddice l’altra più importante teoria per spiegare l’origine della sorprendente chiazza colorata, secondo cui le sostanze chimiche rossastre vengono invece prodotte sotto le nubi di Giove per poi risalire verso gli strati più esterni.

PRIMA ITALIANA NELLO SPAZIO

Samantha Cristoforetti, prima astronauta italiana e terza europea, dal 23 novembre scorso si trova a bordo della Stazione Spaziale Internazionale.
Nell’atmosfera pneumatica della tuta pressurizzata Sokol, che protegge gli astronauti durante le fasi di lancio e di atterraggio a bordo della navicella di trasporto spaziale Soyuz TMA-15, Samantha Cristoforetti ha preso il volo domenica 23 novembre dal cosmodromo di Baikonur, in Kazakistan, alle 21:59 ora italiana (02:59 ora locale). A fremere sotto la possente spinta iniziale del razzo vettore, assieme all’astronauta dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) c’erano anche i veterani Terry Virts della NASA e Anton Shkaplerov della Roscosmos. Dopo sei ore di volo i tre hanno raggiunto la Stazione Spaziale per una lunga Expedition contraddistinta dai numeri 42 e 43, con ritorno sulla Terra previsto tra sei mesi, nel maggio 2015.

BIZZARRO ALLINEAMENTO DI QUASAR

Nuove osservazioni ottenute con il VLT (Very Large Telescope) dell’ESO in Cile hanno rivelato che gli assi di rotazione dei buchi neri supermassicci di un campione di quasar sono paralleli gli uni agli altri, e che tendono ad essere allineati con le vaste strutture della rete cosmica in cui essi risiedono. Questo lavoro è stato presentato in un articolo intitolato “Alignment of quasar polarizations with large-scale structures”, di D. Hutsemékers et al., pubblicato da Astronomy & Astrophysics il 19 novembre scorso.
Come si sa, i quasar sono galassie primordiali che contengono nel loro nucleo un buco nero supermassiccio molto attivo. Essendo situate a distanze cosmologiche di miliardi di anni luce, di esse si vede in effetti solo il nucleo brillantissimo, ed è per questo che il loro aspetto è più simile a quello puntiforme di una stella, piuttosto che a quello nebuloso di una galassia. Ed proprio a ciò che devono il nome: quasar sta infatti per “Quasi stellar radio source” (sorgente radio quasi stellare). Il buco nero al loro interno è circondato da un disco di accrescimento di materiale molto caldo che viene ejettato lungo getti relativistici perpendicolari al disco e allineati con l’asse di rotazione.

RAGGI RIFLESSI SU KRAKEN E LIGEIA Lo spettacolo del Sole su Titano

La sonda Cassini ha catturato i brillanti raggi solari riflessi dalla superficie piatta e liscia dei mari e dei bacini che si trovano al Polo Nord della luna più grande di Titano. Il fenomeno è quello della riflessione speculare.
È una delle lune del nostro Sistema solare più studiate e riserva ogni giorno sorprese ai ricercatori. Parliamo di Titano, il più grande satellite naturale di Saturno e unico nel suo genere perché possiede un’atmosfera densa, oltre a conservare allo stato liquido mari e laghi di idrocarburi (azoto e metano). Da poco più di dieci anni i ricercatori di tutto il mondo tengono d’occhio questa luna grazie alla sonda Cassini-Huygens della NASA, che continua a inviare a terra immagini straordinarie.

NEL 2015 ARRIVA L’ASTEROID DAY – UN GIORNO PER EDUCARE IL MONDO SUL PERICOLO NEO

Troppi sono gli allarmismi, tante le credenze sbagliate sull’argomento. Il 30 giugno 2015 esperti in astronomia, divulgatori e personaggi dello spettacolo cercheranno di sensibilizzare la popolazione del pianeta con eventi in tutto il mondo, in scuole, musei e centri scientifici.
In tanti sul nostro pianeta hanno paura di meteoriti, asteroidi e di altri oggetti che potrebbero precipitare un giorno sulla Terra. Pensate a questo dato: 40 mila sono le tonnellate di materiale cosmico che ogni anno “piovono” sul nostro pianeta. Si tratta di frammenti (piccoli o grandi) di comete e di meteoriti, ma nella maggior parte dei casi è polvere cosmica.

L’ultima missione di VENUS EXPRESS

I ricercatori dell’Agenzia Spaziale Europea hanno distribuito i primi dati sulla manovra di aerofrenaggio dello scorso maggio, conclusasi a luglio: la sonda è scesa fino a 130 km dalla superficie per studiare la densa atmosfera ma lo stress termico che ha subito e le sollecitazioni sono state notevoli. Presto verrà lasciata precipitare.
Dopo otto anni di onorato servizio la sonda europea Venus Express è quasi arrivata al termine della sua missione, viste anche le ridotte quantità di carburante rimasto; nonostante ciò i ricercatori dell’ESA hanno deciso di inviare l’orbiter in zone più profonde di quelle studiate finora. A giugno di quest’anno sono così iniziate le manovre di aerofrenaggio che hanno consentito alla sonda di effettuare una sorta di “tuffo” alla cieca nella densa atmosfera di Venere.

IL CASO 55 CANCRI-E Come ti vedo il transito da Terra

Un gruppo di astronomi ha misurato con un telescopio terrestre il transito di una super-Terra mentre passa davanti a una stella vicina di tipo solare. Il successo ottenuto nell’identificare l’esopianeta 55 Cancri-e è di buon auspicio per studiare con comodo quei numerosi pianeti di piccola taglia che le future missioni spaziali avranno il compito di scoprire.
La caccia ai pianeti extrasolari si fa anche da terra. Se infatti fino ad ora la ricerca di esopianeti avveniva prevalentemente con telescopi spaziali come Kepler, e da terra grazie allo spettrografo HARPS, ora un gruppo di ricercatori ha dimostrato che, nonostante le turbolenze prodotte dall’atmosfera terrestre, si possono scoprire pianeti extrasolari anche molto piccoli usando la tecnica del transito. I ricercatori, infatti, hanno eseguito le osservazioni con lo strumento Nordic Optical Telescope (NOT), un modesto telescopio di 2,5 m situato sull’isola di La Palma, in Spagna, mentre le precedenti osservazioni di 55 Cancri-e erano state realizzate con i telescopi spaziali. Il NOT è stato ovviamente sfruttato al massimo, riuscendo nell’impresa grazie a ottiche adattive di ultimissima generazione. Il risultato da raggiungere era infatti quello di rilevare la presenza di un puntino che passando davanti al disco della sua stella blocca una frazione pari a 1/2000 della emissione luminosa totale (!).

L'articolo completo è pubblicato su Coelum n.187 - 2014 alla pagina 6

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