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13 Dicembre 2019
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Notiziario Astronomico

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Rover Curiosity

Una visione artistica del rover Curiosity al lavoro sulla superficie marziana. Lo strumento che dovrebbe aver rilevato l’oggetto delle entusiastiche dichiarazioni di John Grotzinger è il Sample Analysys at Mars (SAM), una sorta di laboratorio chimico in miniatura, costituito da un Gascromatografo- spettrometro di massa e uno spettrometro laser. Il suo compito è quello di analizzare i gas e i composti organici eventualmente presenti nei campioni atmosferici e del suolo.

Grandi notizie in arrivo da MARTE

Bocche più che cucite alla NASA per quella che il responsabile della missione di Curiosity ha esplicitamente definito come “una scoperta che entrerà nei libri di storia”. La sera del 20 novembre scorso, fonti anonime legate al centro di controllo della missione Curiosity hanno diffuso notizie relative a una scoperta che sarebbe stata effettuata dal rover analizzando dei campioni di suolo marziano con lo strumento SAM (Sample Analysis at Mars), in pratica il laboratorio chimico automatico di bordo. L’indiscrezione è stata poi confermata da John Grotzinger, principal investigator della missione in un’intervista alla radio nazionale americana NPR. Queste le sue precise parole: “I dati preliminari che arrivano dal laboratorio SAM di Curiosity sono davvero clamorosi. Se confermati dalle controanalisi, che si dovrebbero concludere nel giro di qualche settimana, si tratterebbe di qualcosa di sconvolgente; di qualcosa destinato a entrare nei libri di storia”.

Un ponte lungo 10 milioni di anni luce

Si trova a un miliardo di anni luce dalla Terra e collega una coppia di ammassi di galassie, Abell 399 e Abell 401, separati fra loro da 10 milioni di anni luce. È un ponte di materia caldissima (circa 80 milioni di gradi) la cui esistenza – ipotizzata già nel 2004 grazie alle osservazioni in banda X del satellite ESA XMM-Newton – è stata ora confermata dalle immagini ottenute dal telescopio spaziale Planck, grazie alla tecnica dell’effetto SZ. L’universo primordiale era pervaso da filamenti di materia gassosa che formava una sorta di gigantesca rete. Ed è proprio dai nodi di quella rete, cioè le regioni nelle quali la materia si addensava maggiormente, che si sarebbero poi formati gli ammassi di galassie. La maggior parte di quel gas tenue e filamentoso rimane tutt’ora inosservata, ma gli astronomi si aspettavano di poterlo individuare soprattutto dove, essendo compresso e surriscaldato, rilevarlo diventa più facile: tra gli ammassi di galassie interagenti. Ne è una prova quest’ultima scoperta, da parte di Planck, del filamento di gas caldo che collega gli ammassi Abell 399 e Abell 401, ciascuno contenente centinaia di galassie.

Un uovo nel CIELO DI SATURNO

Il recente flyby della sonda Cassini ha permesso di realizzare il primo ritratto di Methone, una strana luna di Saturno, di forma arrotondata e oblunga, che nasconde molti segreti. Le occasioni per osservarla sono pochissime, visto che orbita molto vicina al pianeta, dove Cassini si avventura di rado.
Liscia, di forma arrotondata e oblunga, simile a un uovo di circa 3 km di diametro. Ecco il primo ritratto di Methone, una delle lune di Saturno, come emerge dal recente, spericolato flyby realizzato qualche mese fa dalla sonda Cassini. La superficie, estremamente liscia e priva di crateri, visibile per la prima volta nelle immagini della missione, fa discutere i ricercatori sulla natura e la storia di uno dei più misteriosi satelliti naturali di Saturno.

L'articolo completo è pubblicato su Coelum n.165 - 2012 alla pagina 6

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