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19 Giugno 2018
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asteroidi

Crediti: NASA

Un piccolo asteroide potrebbe sfifiorare la Terra il 5 marzo

Il piccolo asteroide 2013 TX68 volerà vicino alla Terra il 5 marzo: potrebbe passare ad una distanza di 14 milioni di chilometri, oppure più vicino a 17.000 chilometri.

2013 TX68 era già passato vicino al nostro pianeta un paio di anni fa in completa sicurezza, alla distanza di 2 milioni di chilometri ma ora, il prossimo avvicinamento è avvolto dall’incertezza in quanto gli astronomi hanno potuto seguire la sua traiettoria solo un breve periodo di tempo dopo la scoperta.
Trovato il primo Sistema planetario multiplo in un ammasso stellare

Grazie al programma osservativo GAPS dell’INAF è stato scoperto il primo sistema planetario multiplo in un ammasso stellare aperto. Dopo il già noto Pr0211b, orbitante molto vicino alla stella madre, ora si è rilevato, su un’orbita molto più esterna, anche Pr0211c, otto volte più massiccio di Giove e con un periodo orbitale di almeno nove anni.

Finora, sono stati i pianeti extrasolari osservati attorno alle stelle di campo a far parlare di sé. Negli oltre 2000 pianeti confermati in 1300 sistemi planetari, solo una manciata sono i pianeti scoperti in orbita attorno a stelle appartenenti ad ammassi aperti. C’è un vantaggio nello studio di questo tipo di stelle rispetto a quelle di campo: trovandosi le stelle di un ammasso tutte alla stessa distanza da noi, ed essendo nate assieme dalla stessa nube molecolare (con la stessa età e composizione chimica quindi), è più facile stimarne la massa, il raggio e gli altri parametri fisici. Ciò si riflette in una più precisa
determinazione dei parametri dei loro pianeti. Per questo motivo, un tale ambiente rappresenta un “laboratorio” ideale dove studiare la relazione tra proprietà fisiche dei pianeti e delle loro stelle ospiti e per comprendere l’evoluzione stessa dei sistemi planetari.

Sulla Luna col coniglio…

L’Agenzia spaziale cinese ha diffuso una serie di scatti che mostrano la superficie lunare con una nitidezza mai raggiunta prima. Tutto questo grazie agli occhi di un “coniglio”: a scattare le immagini il lander Yutu, che abbiamo imparato a conoscere come Coniglio di Giada, dal significato del suo nome mandarino. Yutu è sulla Luna, dove è arrivato con la missione lunare Chang’e-3, dal dicembre 2013 ed è il primo rover lunare cinese.

È piccolo, assai longevo e viene dal lontano oriente: è Yutu, o Coniglio di Giada come è più noto in occidente, il piccolo lander cinese allunato con la missione Chang’e-3 nel dicembre 2013. Coniglio sì, ma con un occhio di lince: è lui infatti che ha realizzato la serie di scatti della superficie lunare che ce la mostrano con una nitidezza mai raggiunta prima e diffusi in questi giorni dall’Agenzia Spaziale Cinese.

È morto l’astronauta Edgar Mitchell

L’APOLLO 14 è adesso un’astronave fantasma. E’ morto anche Mitchell, l’ultimo componente dell’equipaggio della navicella Apollo che scese sulla Luna il 5 febbraio 1971… esattamente 45 anni fa.

Giovedì 4 febbraio si è spento, all’età di 85 anni, l’astronauta Edgar Mitchell, che proprio il 5 febbraio di 45 anni fa divenne il sesto uomo a mettere piede sulla Luna. I familiari hanno reso noto che la morte, avvenuta verso le ore 22, lo ha colto nel sonno mentre Mitchell si trovava in una casa di cura a Lake Worth, in Florida, a seguito di una breve malattia.
Nato il 17 settembre 1930 a Hereford, in Texas, Edgar Dean Mitchell fu selezionato dalla NASA nel 1966, con il quinto gruppo di astronauti. Nel 1964 aveva conseguito un dottorato in aeronautica e astronautica presso il MIT (Massachusetts Institute of Technology) di Boston. Ufficiale pilota della U.S. Navy dal 1954, prima di entrare alla NASA aveva svolto il ruolo di pilota collaudatore e ricercatore
presso la base aerea di Edwards, in California.

LISA Pathfinder molla la presa

Le sedici dita meccaniche che fermavano – una per ogni spigolo – le due masse di test della sonda ESA per le onde gravitazionali si sono aperte il 3 febbraio con successo. Un’operazione cruciale, che non era possibile provare a Terra. Il rilascio completo avverrà a metà febbraio.

Non ancora in balia delle onde gravitazionali, ma poco ci manca. LISA Pathfinder ha aperto le sue due mani meccaniche, “otto dita” per ciascuna, liberando – quasi – i due cubetti d’oro-platino (4.6 cm di lato per 1.96 kg a testa) che costituiscono il cuore dell’esperimento destinato ad aprire la strada alla ricerca delle elusive onde predette da Einstein.

Philae la ricerca continua

All’ESA non ci si dà per vinti. Un gruppo di esperti ha fatto il punto della situazione e ipotizzato la possibilità di un nuovo tentativo di comunicazione tra Rosetta e il piccolo lander, ma prima la sonda dovrebbe orbitare a una distanza di circa 10 chilometri dalla cometa per poter finalmente individuare la posizione del lander…

Rosetta continuerà le operazioni di ricerca del lander Philae con l’obiettivo di riprenderne le attività. Questo è quanto emerge dalla nota rilasciata dal Tiger Team, un gruppo di esperti voluto dal Lander Steering Committee per fare il quadro dell’attuale situazione di Philae.

Addio Marte?

Negli ultimi cinque anni la NASA ha dichiarato insistentemente di essersi imbarcata nell’avventura del viaggio umano su Marte e praticamente ogni sforzo dell’agenzia è andato in quella direzione. Ma mentre termina il secondo mandato del presidente Obama, il Congresso ha iniziato a valutare le ambizioni marziane della NASA.

Il 3 febbraio scorso, durante un’audizione parlamentare del Comitato per lo Spazio composto da tre specialisti del settore, i legislatori hanno segnalato di non essere soddisfatti di come si sta affrontando il progetto, riportando un molto probabile allungamento dei tempi.

ExoMars Tutto pronto per il lancio

Le due sonde della missione euro-russa ExoMars 2016 hanno raggiunto la loro configurazione di lancio, tutto pronto per la prima fase della missione, in partenza il 14 marzo.

Le due sonde della missione euro-russa ExoMars 2016 hanno raggiunto la loro configurazione di lancio, con l’aggancio del modulo di atterraggio Schiaparelli in cima al Trace Gas Orbiter. Le due sonde si separeranno il 16 ottobre, tre giorni prima di raggiungere Marte. I due veicoli sono stati uniti meccanicamente tramite una struttura nota come Main Separation
Assembly, o MSA, che è attaccata a TGO tramite 27 viti. Al momento della separazione, tre diversi meccanismi pirotecnici entreranno in funzione, con molle compresse e angolate che spingeranno Schiaparelli lontano dall’orbiter, impartendogli una rotazione sul proprio asse che lo stabilizzerà durante l’ingresso nell’atmosfera. Le molle sono tenute in posizione da un sistema di attuatori non esplosivi, o NEA.

Plutone – Sputnik Planum: ghiaccio d’acqua in un mare di azoto congelato

Come gli iceberg galleggiano nel Mar Glaciale Artico della Terra, così su Plutone, colline di Ghiaccio d’acqua potrebbero galleggiare nella distesa di azoto congelato, informalmente chiamata Sputnik Planum…

La scorsa settimana era stata presentata una nuova mappa della distribuzione del ghiaccio d’acqua sul pianeta nano, basata sui dati raccolti in infrarosso dal Ralph/Linear Etalon Imaging Spectral Array (LEISA). Ma nonostante il dettaglio raggiunto, la Sputnik Planum, la grande pianura che riempie il caratteristico “cuore” di Plutone, e la Lowell Regio più a nord, risultavano prive di
tracce di ghiaccio d’acqua in superficie. Gli scienziati avevano supposto che fosse comunque presente ma sepolto sotto altri volatili ghiacciati – come il metano, l’azoto e il monossido di carbonio – e quindi difficile da identificare.

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L'articolo completo è pubblicato su Coelum n.198 - 2016 alla pagina 6

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