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21 Agosto 2019
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Nella luce della Nebulosa di Orione

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Orione

Trattando la rubrica di questo mese di tre oggetti situati in un fazzolettino di cielo centrato sulla Nebulosa di Orione, abbiamo dovuto rinunciare alla cartina a grande scala, scegliendo una splendida e molto profonda fotografia della regione conosciuta come la “Spada di Orione”. I tre oggetti trattati nel testo sono l’ammasso aperto NGC 1981, la grande nebulosa NGC 1977 e la piccola nebulosa NGC 1999, tutti identificati nei rettangoli sovrapposti all’immagine.

Se parliamo di iconografie, la costellazione di Orione viene per lo più identificata con la grande nebulosa M42 (che ci riserviamo di trattare ampiamente nel prossimo numero), o con la Testa di Cavallo (vedi Coelum dicembre 2009) …due oggetti certamente straordinari, ma che non esauriscono di sicuro l’impressionante mole di nebulose e ammassi che quasi si sovrappongono l’un l’altro nel cuore della costellazione. In questo numero ne proponiamo tre; i primi due abbastanza ovvi, il terzo un po’ meno.
NGC 1981 – Anche a un’indagine frettolosa risulta quasi impossibile non vederlo… si tratta infatti di un ammasso di notevoli dimensioni angolari (grande quasi come il disco lunare) e di forte luminosità apparente (mag. +4,2). Stiamo parlando di NGC 1981, un gruppo di stelle visibile anche ad occhio nudo nelle notti più scure; le sue componenti più luminose sono infatti una decine di giovani (5 milioni di anni) stelle azzurre di magnitudine compresa fra la +6 e la +8. Malgrado la sua evidenza (è sufficiente un binocolo 10×50 per risolverlo completamente in nottate limpide), questo ammasso fu individuato soltanto il 4 gennaio 1827 da John Herschel, che lo descrisse al tempo come: “Molto brillante, dalla forma irregolare. Una manciata di stelle brillanti, molto sparse”. Possibile che nessuno lo abbia mai notato prima? Beh, a parte che lo disegnarono in molti già alla fine del Seicento (e per primo Galileo nel Sidereus Nuncius), il fatto che sia stato “scoperto” così tardi potrebbe significare semplicemente che i predecessori non lo considerarono un ammasso, ma un semplice asterismo.

L'articolo completo è pubblicato su Coelum n.166 - 2013 alla pagina 54

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