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16 Luglio 2019
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Missione DAWN – Tutta l’attenzione su Cerere

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apertura ceres dawnSilenziosamente in orbita attorno al più grande corpo celeste tra le orbite di Marte e Giove, la missione NASA Dawn è riuscita in un’impresa mai tentata prima: quella di completare una ricognizione orbitale di due diversi mondi alieni in un solo viaggio interplanetario.
L’avventura di Dawn iniziò il 27 settembre 2007, con il decollo della sonda alla volta di Vesta, un protopianeta la cui crescita fu interrotta dall’influenza del vicino Giove. Dawn ha raggiunto Vesta a metà 2011, inaugurando una permanenza destinata a durare 14 mesi. Orbita dopo orbita, la sonda ha rivelato sempre più dettagli su quello che fino a poco prima era un pallido e sfocato puntino di luce.
Le cicatrici da impatto che costellano la superficie di Vesta raccontano una lunga e tormentata storia di bombardamenti cosmici. Il più drammatico di questi impatti ha colpito il polo australe del protopianeta, scavando una depressione larga oltre 500 chilometri e profonda 2.5 volte il monte Everest. L’energia sprigionata dalla violenta collisione ha riverberato all’interno dell’intero protopianeta, aprendo una novantina di spaccature superficiali a centinaia di chilometri dal punto d’impatto. La collisione ha inoltre sollevato un gran numero di detriti, spedendoli su traiettorie così energetiche da permettergli di sfuggire per sempre alla debole morsa gravitazionale di Vesta e portarsi su orbite eliocentriche proprie. Questi frammenti costituiscono oggi la famiglia di meteoriti HED, che vanta una lunga storia di interazioni con il nostro pianeta. Si pensa infatti che almeno uno ogni 17 meteoriti caduti sulla Terra sia stato originato proprio da quel catastrofico impatto che quasi distrusse Vesta. Grazie a
questa popolazione di meteoriti, oggi sulla superficie terrestre vi è più materiale di Vesta che materiale lunare, anche contando i campioni riportati indietro nel corso delle missioni Apollo.

L'articolo completo è pubblicato su Coelum n.203 - 2016 alla pagina 35

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