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19 Novembre 2018
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L’affaire Charlois – La vera storia dell’astronomo assassinato nella Francia della Belle Epoque

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Hanc Charlois Brengues

Due rarissimi ritratti dei protagonisti di questo triste episodio storico, tratti direttamente dalla cronaca nera del Petit Parisien: a sinistra, Auguste Charlois, a destra Gabriel Brenguès.

Auguste Charlois (1864-1910) è ancora noto ai giorni nostri per essere stato uno dei pionieri delle ricerche sui corpi minori del Sistema Solare, e uno dei più prolifici “cacciatori” di asteroidi, con un centinaio di nuovi oggetti osservati direttamente al telescopio o rintracciati nelle prime survey fotografiche. L’indubbio valore scientifico del suo lavoro, unito all’entusiasmo positivista tipico dell’epoca, garantì a Charlois una certa notorietà nell’ambito della comunità astronomica, ben presto sovrastata, però, dal clamore provocato dalla sua drammatica ed improvvisa scomparsa la notte del 26 marzo 1910. Una vicenda che si tinse dei colori tipici dei feuilleton francesi di fine secolo, con tanto di omicidi, testimoni corrotti, ergastolani in partenza per le colonie penali e addirittura tentativi d’evasione… ma che oggi è trattata molto sommariamente anche nelle riviste specializzate. Ha voluto saperne di più Jean-François Consigli, l’autore di questa ricostruzione, concittadino di Charlois ed esperto di storia dell’astronomia francese, che è andato alla ricerca di documenti capaci di raccontare una storia pressoché dimenticata.

Auguste Honoré Pierre Charlois era nato il 26 novembre 1864 a La Cadière-d’Azur; dopo gli studi liceali presso la Congregazione dei Frati per la Dottrina Cristiana di Marsiglia, a 16 anni entrò all’Osservatorio di Nizza come assistente di Henri Perrotin (1845-1904), primo direttore dell’Osservatorio. Si occupò dapprima di studi sulla determinazione della longitudine di alcune località europee, quindi nel 1882 accompagnò lo spettroscopista Louis Thollon (1829-1887) ad Avila, in Spagna, nello sfortunato tentativo di seguire il transito di Venere sul disco solare, vanificato da condizioni climatiche particolarmente avverse.

L'articolo completo è pubblicato su Coelum n.178 - 2014 alla pagina 28

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