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2 Dicembre 2020
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La geometria dell’evento – E dopo la storia, un po’ di numeri

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Dopo la pur sommaria ricostruzione storica, sempre piacevole per la notevole suggestione che esercita sulla nostra immaginazione il racconto di ciò che hanno fatto i nostri predecessori, ecco però che dobbiamo arrivare inevitabilmente a una trattazione più tecnica del fenomeno, capace di spiegare il meccanismo che porta al suo irregolare ripetersi nel corso dei secoli. In media, nel lungo periodo, Mercurio passa sul disco solare ogni 7,4 anni, ma a intervalli di tempo che a prima vista possono sembrare del tutto irregolari, molto più di quelli di Venere. La prima cosa su cui riflettere (e questo vale anche per le eclissi di Sole e Luna) è che se il piano orbitale di Mercurio coincidesse con quello dell’orbita terrestre (detto anche piano dell’eclittica) i transiti del piccolo pianeta, visti dalla Terra, si verificherebbero a ogni congiunzione inferiore, ovvero ogni 115,88 giorni, che è il periodo sinodico tra i due pianeti. Ma poiché l’orbita di Mercurio è inclinata di circa 7°, il transito può verificarsi solo quando questi e la Terra vengono a trovarsi simultaneamente (o quasi) lungo l’intersezione dei due piani orbitali, ossia quando Mercurio è prossimo a uno dei suoi nodi orbitali (vedi figura in basso). Il che, quasi per nostra comodità, restringe a soli due periodi dell’anno il momento in cui il transito potrebbe verificarsi. Mercurio, infatti, raggiunge il nodo ascendente sempre intorno ai giorni della prima metà di maggio, e quello discendente la prima quindicina di novembre.

L'articolo completo è pubblicato su Coelum n.199 - 2016 alla pagina 43

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