17 Maggio 2012
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L’evoluzione della tempesta su SATURNO… A che punto siamo?

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Saturno

Il picco di visibilità e spettacolarità della “dragon storm” si è raggiunto tra la fine di gennaio e i primi giorni di febbraio (immagine in alto), con un’estensione di diverse decine di migliaia di chilometri e una luminosità tale da rendersi visibile anche in piccoli strumenti da 70-80 mm. telescopi di diametro maggiore, come testimonia questa ottima immagine di Go, rivelano una moltitudine di dettagli e irregolarità lungo questo immenso dragone cosmico. Nei mesi seguenti la tempesta si è indebolita parecchio, ma il materiale ha continuato a espandersi e a interagire con i venti in quota. Proprio negli ultimi giorni di aprile (al centro), la testa della tempesta si è saldata alla coda generando, a seguito di questa interazione, tenui increspature. La tempesta ha così avvolto come un collare tutta la zona temperata nord del pianeta, rendendosi visibile soprattutto alle lunghezze d’onda blu-verdi. Verso la metà di maggio (foto in basso), inaspettatamente la testa della “dragon storm” è diventata di nuovo molto brillante, tanto che non riteniamo impossibile che i lettori potranno riuscire a osservarla ancora in giugno.

Nel dicembre 2010 si è scatenata nella zona temperata nord di Saturno una gigantesca tempesta che in pochi giorni si è resa spettacolare, ed evidente anche in modesti strumenti. Nel numero 145 abbiamo seguito le prime fasi di questo evento, il maggiore da parecchi decenni a questa parte, spiegandone le possibili cause e ipotizzando evoluzioni. Vediamo ora, a ormai qualche mese di distanza e con Saturno facilmente osservabile nel cielo della sera, come si è evoluta la grande macchia bianca e se è ancora possibile vederla nei nostri telescopi.

Grazie al continuo monitoraggio in alta risoluzione da parte di osservatori amatoriali sparsi un po’ ovunque sulla superficie terrestre, per la prima volta nella storia delle osservazioni astronomiche è stato possibile seguire con perfetta continuità un evento di queste proporzioni. Particolarmente attivo sotto questo punto di vista è stato il noto astroimager filippino Christopher Go, aiutato anche da condizioni atmosferiche che qui in Italia ci possiamo, purtroppo, solamente sognare.

L'articolo completo è pubblicato su Coelum n.149 - 2011 alla pagina 44

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