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21 Settembre 2020
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L’importanza di chiamarsi Callicore (piuttosto di J XLIV) – La storia controversa dell’assegnazione dei nomi ai satelliti di Giove

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Brian Geoffrey

Brian Geoffrey Marsden, il famoso astronomo inglese specializzato in meccanica celeste e astrometria (e direttore del Central Bureau for Astronomical Telegrams dal 1968 al 2000), nel 1955 diede il via con un suo articolo al giro di proposte per dare un nome ai satelliti di Giove, ravvivando una questione che si trascinava dagli inizi del 20° secolo.

Come è ampiamente noto (vedi anche l’articolo “La scoperta di Amalthea” in Coelum n. 146) i nomi dei satelliti galileiani furono suggeriti dall’astronomo Simon Marius appena dopo la loro scoperta. Tuttavia, almeno fino al XX secolo, il loro uso cadde nel dimenticatoio (soprattutto perché era invalsa l’opinione che l’accettazione di quei nomi sarebbe suonata come una presa di posizione a favore di Marius nella famosa diatriba sulla priorità della scoperta delle quattro lune), tanto che nel mondo scientifico si continuò a citarli con il nome del pianeta seguito dal numero romano che ne identificava la posizione (Jupiter I, Jupiter II, ecc.), oppure semplicemente come “il primo satellite di Giove”, “il secondo satellite di Giove”, ecc. La cosa cominciò a complicarsi con la scoperta avvenuta nel 1892 (vedi Coelum n. 146) del primo satellite “minore”, che in futuro sarebbe stato chiamato Amaltea, ma a cui fu assegnato il numero romano V, contravvenendo con ciò al criterio della numerazione progressiva in base alla distanza da Giove (Amaltea, come si sa, è la luna più interna del sistema gioviano).

L'articolo completo è pubblicato su Coelum n.156 - 2012 alla pagina 30

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