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24 Febbraio 2020
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Io penso che domani – Margherita Hack (con Serena Gradari e Fabio Pagan)

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La voce di Margherita, quella vera. Con i voli pindarici, la franchezza disarmante, l’assenza di peli sulla lingua del caso. E soprattutto l’entusiasmo, la gioia di vivere per conoscere e di conoscere per comunicare. È questo che fa piacere ritrovare nel volumetto “Io penso che domani”, pubblicato da Scienza Express e curato dai giornalisti scientifici Serena Gradari e Fabio Pagan. Quest’ultimo, nel ricordo che segue al racconto di Margherita, parlando della genesi del libro, dice: «Le avevo assicurato che non l’avremmo affaticata troppo, che avremmo registrato il suo racconto e l’avremmo trascritto fedelmente. Con la promessa di rivedere insieme, alla fine, la bozza del testo. Margherita aveva sorriso: alcuni degli ultimi libri usciti col suo nome in copertina, in realtà, lei li aveva visti solo belli e finiti. Ma si fidava di me, c’era tra noi una lunghissima complicità e amicizia. […] Il destino ha deciso altrimenti. Quella bozza Margherita non l’ha mai potuta rivedere. Ma le sue parole e i suoi pensieri sono qui riportati, mantenendo il tono colloquiale dei nostri incontri – compresi certi toscanismi e certe licenze linguistiche». Di che parla Margherita Hack al suo lettore, in queste pagine che corrono veloci, inseguendo le libere associazioni di una mente straordinariamente vivace? C’è spazio per ripercorrere un passato quasi secolare, per valutare, in prospettiva, i cambiamenti di un paese e per raccontare pagine di storia con gli occhi di chi le ha vissute in prima persona.

L'articolo completo è pubblicato su Coelum n.176 - 2013 alla pagina 74

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