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16 Ottobre 2018
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Intervista con Jader Monari

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Jader Monari

Foto che ritrae l’attuale responsabile della Stazione di Medicina, Jader Monari, alle prese con due diversi aspetti del suo lavoro: il primo prettamente tecnico ed astronomico, il secondo – la ricerca di ET – molto più emozionale anche se egualmente importante.

Un’autentica raffica di ricorrenze sta per investire la radioastronomia italiana. Come abbiamo già visto, quest’anno ricorrono i 50 anni dall’inizio dei lavori della Croce del Nord, ma sarà anche il 30° anniversario della costruzione della parabola VLBI e il 25° della parabola gemella di Noto. In più, a fine settembre, è stato inaugurato il Sardinia Radio Telescope… Davvero il momento ideale per incontrare l’ingegnere Jader Monari, responsabile della Stazione Radioastronomica di Medicina.

Coelum – Di formazione lei è un ingegnere elettronico: cosa l’ha portata a occuparsi di radioastronomia? Passione per il cielo o che altro?

Monari – Sì, mi sono laureato presso la stazione di Medicina con l’ingegner Stelio Montebugnoli, ma ovviamente non ci sono arrivato per caso; la predisposizione c’era, anche se forse il destino mi ha dato una mano. Proprio sul finire del mio corso di studi, infatti, qui a Medicina stavano cercando laureandi per una tesi sperimentale, e io mi ci sono buttato capofitto in quanto radioamatore e appassionato di spazio, con una passione incondizionata fin da piccolo per le saghe di Guerre Stellari e Star Trek. Ricordo che mentre ero qui per la tesi ero come ipnotizzato dall’imponenza della Croce del Nord e mi dicevo sempre che sarebbe stata una fortuna lavorare in quel posto disperso in mezzo al nulla. Dopo la tesi e il servizio civile mi venne proposto di lavorare con una borsa di studio a un progetto spaziale chiamato SPOrt (Sky Polarization Observatory) al quale partecipava l’Istituto di Radioastronomia (IRA). Da quel giorno non me ne sono più andato.

L'articolo completo è pubblicato su Coelum n.176 - 2013 alla pagina 22

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