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22 Luglio 2019
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Il nome di epsilon Eridani

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Epsilon Eridani

La stella epsilon Eridani come appare in una tricromia realizzata componendo riprese fotografiche del Digitized Sky Survey del Palomar. Il campo inquadrato nella foto è di circa 1,5 gradi.

Un invito all’osservazione di una vera star dell’immaginario astronomico popolare e insieme di un oggetto straordinariamente interessante.

Nell’aprile del 1960, Frank Drake, oggi 82enne decano della ricerca SETI, era un giovane astronomo che al National Radio Astronomy Observatory di Green Bank, nella Virginia Occidentale, stava tentando di mettere in piedi quel Progetto Ozma che nelle sue speranze doveva portare alla detezione del primo segnale radio rilasciato da una civiltà extraterrestre. Un’idea nata un anno prima, dopo aver letto su Nature l’articolo firmato da Philip Morrison e Giuseppe Cocconi (Searching for interstellar communications), dove i due fisici suggerivano la possibilità di rilevare su particolari frequenze radio (quella dell’idrogeno su tutte) eventuali segnali intelligenti provenienti da altre stelle. L’articolo si concludeva con questa profetica e quasi commovente perorazione: «Fra le stelle a meno di 15 anni luce, sette hanno luminosità ed età simili a quelle del nostro Sole. Esse sono tau Ceti, omicron2 Eridani, epsilon Eridani ed epsilon Indi. Tutte hanno declinazioni meridionali. Le altre tre, alfa Centauri, 70 Ophiuchii e 61 Cygni sono vicine al piano galattico. Ci sono approssimativamente cento stelle della luminosità adatta fra le stelle di tipo spettrale conosciuto all’interno di cinquanta anni luce. Tutte le stelle della sequenza principale fra G-0 e K-2 con magnitudine visuale superiore a +6 sono candidate. Il lettore può cercare di consegnare queste speculazioni al dominio della fantascienza. Noi sottolineiamo che gli argomenti precedentemente espressi dimostrano che la presenza di segnali interstellari è completamente compatibile con le nostre attuali conoscenze, e che se il segnale è presente, i mezzi per scoprirlo sono ora a portata di mano. Pochi negheranno l’importanza profonda, pratica e filosofica che avrebbe la scoperta di comunicazioni interstellari. Noi riteniamo quindi che una ricerca per discriminare i segnali meriti un sforzo considerevole».

L'articolo completo è pubblicato su Coelum n.165 - 2012 alla pagina 34

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