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14 Ottobre 2019
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Il dottor John Bevis l’unico uomo al mondo ad osservare nel telescopio una MUTUA OCCULTAZIONE PLANETARIA

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Osservatorio astronomico Greenwich
Qualche giorno fa stavo mettendo in ordine dei numeri arretrati di Coelum, quando mi è capitato in mano il n. 153 (novembre 2011), e mi sono trovato a rileggere l’Editoriale di Giovanni Anselmi, che sembrava lamentare la scarsità di fenomeni appariscenti ed eclatanti che si rileva in questi decenni. In realtà Giovanni intendeva proprio sostenere il contrario, ma nonostante ciò lo spirito scaramantico (dovuto forse alla metà di DNA partenopeo che alberga nelle mie cellule) mi ha fatto prorompere in una gran risata quando ho letto la apparente lamentela circa la scarsità di meteore di un certo rilievo. Pensando al bolide di Chelyabinsk, di non molto posteriore a quell’editoriale, insieme alla risata mi è scappato un gesto di scongiuro!… Dopo esser tornato serio, sono andato avanti nella lettura, e il paragrafo successivo ha di colpo attratto il mio interesse. Vi si parla di mutue occultazioni planetarie, e della loro frequenza nell’epoca presente, in relazione ai secoli passati. “Ohibò”, mi sono detto, “questo è pane per il mio Solex…”, e in effetti, pur avendo sviluppato un software fatto apposta per elaborare dati su eclissi, occultazioni, congiunzioni semplici e multiple, incontri ravvicinati e così via, non mi era mai capitato di usarlo per studiare la frequenza e la distribuzione nei secoli delle mutue occultazioni planetarie. Così, solleticato dalla provocazione racchiusa in quel testo, ho messo al lavoro il mio PC, che da un po’ sonnecchiava, e ne ho tratto un po’ di dati interessanti.

Per prima cosa sono andato a ricercare tutte le mutue occultazioni dei pianeti maggiori (da Mercurio a Nettuno) in un intervallo di ±5000 anni centrato sul presente, a prescindere dalla loro effettiva potenziale visibilità, includendo quindi anche quelle a elongazioni minime dal Sole e perciò decisamente invisibili dalla Terra. Ne sono venute fuori 308…

L'articolo completo è pubblicato su Coelum n.172 - 2013 alla pagina 26

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4 Commenti a “Il dottor John Bevis l’unico uomo al mondo ad osservare nel telescopio una MUTUA OCCULTAZIONE PLANETARIA”

  1. Giorgia Hofer scrive:

    Buonasera Aldo,
    ho letto con molto interesse l’articolo ed ho voluto provare a simulare con Perseus la situazione del 28 maggio 1738 in cui John Bevis avrebbe visto l’occultazione di Mercurio da parte di Venere.
    Se effettivamente l’astronomo ha osservato l’evento dall’Osservatorio di Greenwich le cui coordinate sono 51°28′45″N 0°00′00″E, ebbene non avrebbe visto nulla perchè all’inizio dell’evento i due pianeti erano già sotto l’orizzonte. Ho fatto varie prove mantenendo la stessa latitudine, e ho calcolato che solamente se fosse stato a longitudine 20° ovest (nel bel mezzo dell’oceano Atlantico-su una nave?) sarebbe riuscito ad assistere all’evento. Quindi la questione secondo me rimane aperta… L’astronomo ha assistito veramente all’evento oppure si potrebbe trattare solamente di calcoli e dati ricavati da lui solo sulla carta?
    Mi corregga se sbaglio, la prego.
    Grazie
    Giorgia

  2. Aldo Vitagliano scrive:

    Cara Giorgia,
    Mmm … purtroppo non dispongo di Perseus, e quindi non posso verificare direttamente quanto mi dice e quali siano le possibili cause di errore. Di sicuro un errore c’è, perché non vi è ombra di dubbio che l’occultazione del 28 Maggio 1737 sia iniziata, quando Venere era ancora circa 2° sopra l’orizzonte di Greenwich, e terminata con i pianeti non ancora tramontati.
    Dubito che l’errore sia in un software che gode di ottima reputazione, piuttosto sospetto che possa essere in qualche opzione di controllo non appropriatamente fissata.
    Ad esempio mettiamo che per qualche svista la precessione fosse stata calcolata alla data del 737 anziché al 1737: risulterebbe che al momento dell’occultazione i pianeti erano oltre 5° sotto l’orizzonte di Greenwich …
    Saluti
    Aldo

  3. Giorgia Hofer scrive:

    Buonasera Aldo,
    ho controllato le posizioni di venere e mercurio
    ….Non me ne voglia (lei e anche il dott.Bevis) ma probabilmente presa dallo stupore e incredulità del momento non mi sono accorta di aver lasciato
    impostato l’orizzonte sul programma di simulazione astronomica che mi ha letteralmente mangiato 2 gradi e più di osservabilità… mi scuso per averle
    fatto perdere tempo (errare humanum est).
    Scusi ancora
    Giorgia

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