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17 Gennaio 2021
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Il bonobo e l’ateo – Frans de Waal

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recensioniSi chiama “teoria della vernice” e ha avuto molta fortuna. È l’idea che la morale umana sia come una sottile ed evanescente pellicola superficiale che copre il nocciolo, profondamente amorale, della natura. L’etica sarebbe cioè un comportamento che si oppone al naturale andamento delle cose, frutto di principi astratti che nulla hanno a che vedere con l’evoluzione biologica della nostra specie. Aveva accarezzato una prospettiva simile persino un darwiniano al di sopra di ogni sospetto, Thomas H. Huxley, inventando la celebre metafora del giardino vittoriano. La moralità è come un parco ben curato – scrisse – protetto da una cinta muraria che lo separa dalla giungla là fuori, regno della guerra senza quartiere, della lotta per la sopravvivenza, dell’indifferenza morale e persino dell’immoralità. Il primatologo Frans de Waal non condivide per nulla questa impostazione e da anni cerca di confutarla. I mattoni fondamentali della morale si trovano all’interno della natura umana evoluta, non in superficie, sostiene. Come già in Darwin, l’etica scaturisce dal basso, da potenzialità insite nella nostra storia naturale. Ne “Il bonobo e l’ateo”, l’etologo della Emory University di Atlanta va alla ricerca di “umanesimo” fra i primati, assicurando però i lettori di non avere tentazioni antropomorfiche. Riassume le evidenze più recenti sui comportamenti pro-sociali (cooperazione, risoluzione dei conflitti, altruismo) negli animali a noi più strettamente imparentati. Il lettore scoprirà così tutte le raffinatezze della socievolezza nei primati: atti altruistici spontanei, solidarietà sociale, gratitudine, reciprocità, altruismo, usi sociali del sesso, empatia, compassione, amicizia, persino un senso embrionale di giustizia nel rifiutare lo scambio iniquo. In questi comportamenti prosociali – istintuali ma raffinati, cognitivamente articolati ma radicati nelle emozioni sociali – de Waal riconosce le basi etologiche della moralità umana, cioè la piattaforma evolutiva dei sentimenti e delle intuizioni morali che a loro volta condizionano i giudizi morali. Un posto centrale in questa teoria del “cervello empatico” viene assunto ora dai neuroni specchio rilevati nei primati: il segreto è sapersi mettere nella prospettiva dell’altro.

L'articolo completo è pubblicato su Coelum n.179 - 2014 alla pagina 73

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