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22 Giugno 2018
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I 50 ANNI della CROCE DEL NORD

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50anni croce del nord

La Croce del Nord (o per meglio dire, il braccio Est-Ovest) fu inaugurata sotto la pioggia il 24 ottobre del 1964, un sabato, con una cerimonia alla quale presenziarono l'allora ministro della Pubblica Istruzione, Luigi Gui, e il suo predecessore Giuseppe Medici, originario patrocinatore del progetto. Presenti anche il Cardinale di Bologna e Magnifico Rettore Felice Battaglia oltre a una delegazione di docenti e ricercatori dell'Istituto di Fisica dell'Università degli Studi di Bologna.


Nell’estate del 1963, nella campagna emiliana situata 25 km a est di Bologna, iniziarono i lavori per la costruzione del Radiotelescopio di Medicina, più comunemente conosciuto come “La Croce del Nord”. Un progetto iniziato ovviamente molto tempo prima, per merito di un gruppo di giovani fisici e ingegneri capeggiato da Marcello Ceccarelli (1927-1984) e da Alessandro Braccesi (1937-2013). E proprio dalle memorie di quest’ultimo, astrofisico noto a livello mondiale per i suoi studi sui quasar radio-quieti, e purtroppo scomparso lo scorso gennaio, abbiamo tratto il racconto di quel periodo formidabile per l’astronomia italiana.

Nel suo libro “Viaggio provvisorio”, uscito nel 1976, Marcello Ceccarelli racconta l’episodio in cui, dopo essersi occupato per circa dieci anni di particelle elementari, si convince a guardare con interesse verso l’astrofisica e la radioastronomia. A quanto pare ad ispirarlo fu una domanda diretta che gli fece Giampiero Puppi, allora direttore del dipartimento di Fisica di Bologna, sulle scale dell’istituto: «Perché non costruisci un radiotelescopio?» Era il maggio 1959. Ma come mai Ceccarelli, il “tutore” di noi studenti di fisica, dopo essersi “squagliato dal giro delle particelle” accettò di capeggiare l’impresa radioastronomica? Una delle ragioni fu che la radioastronomia era, a quel tempo, in uno stadio abbastanza artigianale e non aveva ancora quelle caratteristiche spersonalizzate, da “big science”, che la fisica delle particelle con l’introduzione degli acceleratori andava sempre più assumendo; e come tale dovette apparirgli più congeniale. Da qualche evento nel microcosmo a qualche evento nel macrocosmo, l’elemento naturalistico era preservato, come preservato era il contatto diretto con la strumentazione, qualcosa che per un fisico sperimentale di vecchia scuola era parte della vita stessa.

L'articolo completo è pubblicato su Coelum n.176 - 2013 alla pagina 14

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