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17 Gennaio 2021
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ELIO MUTTI e gli anni d’oro dell’autocostruzione

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vintage mutti

L'astrografo di cui Elio Mutti parla nel testo. In quegli anni avere in postazione fissa uno strumento “automatico” come questo era il sogno di tutti gli amatori; molto più di quanto si desideri oggi un apocromatico.

Se fosse ancora con noi avrebbe 95 anni Elio Mutti (1919 -1992), nato a Sacile (Pordenone) e protagonista negli scorsi anni Settanta del movimento amatoriale veneto e friulano. A livello nazionale il suo nome era conosciuto soprattutto per un paio di articoli di autocostruzione pubblicati su COELVM, e ci fa piacere riportare all’attenzione dei lettori quello che scrisse, nel numero di luglio-agosto del 1972, sulla tribolata realizzazione di un autografo automatico, vero sogno a quel tempo anche di chi stende questa breve presentazione.

Non avrei mai creduto di poter avere un giorno un fedele e prezioso collaboratore come questo. In ogni notte serena, di quaranta in quaranta minuti, fotografa il cielo da solo mentre io mi dedico ad altro. Poi, quando m’interessa una foto di una determinata zona del cielo visibile solo a notte fonda, predispongo l’ora d’inizio e, puntuale e preciso, mi prepara per il mattino seguente la fotografia già eseguita. Questo è appunto l’astrografo che mi sono costruito. La sua realizzazione è costata otto mesi di prove e riprove, di delusioni e di tribolazioni; ma proprio l’esasperazione ha giovato alla sua riuscita. Succede spesso così quando si tenta di fare qualcosa di nuovo. Nonostante tutto, nel complesso è stata un’esperienza indubbiamente positiva, anche per tutta la pratica e le nozioni acquisite, tanto che se dovessi costruirne un altro non impiegherei più di un mese, anche per altri strumenti che questo mi ha suggerito e che spero realizzare quanto prima; ne descrivo la costruzione spiegando le varie prove e limitandomi ai passaggi più salienti. Su una tavoletta di marmo rettangolare di cm 26 x 35, saldata su una colonna di cemento e orientata nord-sud, ho fissato a metà dei due lati minori due perni di ottone appuntiti all’estremità, in modo di infilare su questi due placche, con fori dello stesso diametro dei perni, fissate alla base dell’astrografo con viti regolabili in modo da poterlo spostare orizzontalmente; mentre per la regolazione verticale ho applicato sugli angoli quattro viti calanti. Questo sistema mi permette di appoggiare lo strumento in posizione precisa e inamovibile durante l’uso e di toglierlo a fotografie eseguite. Trattandosi di un astrografo senza guida è stato necessario eseguire tutto con la massima precisione.

L'articolo completo è pubblicato su Coelum n.179 - 2014 alla pagina 38

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