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6 Dicembre 2019
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Dai sassi che rotolano alla colonizzazione della Luna

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Intervista a Hannah Sargeant
Pur essendo sotto gli occhi di tutti, facilmente osservabile da terra con un binocolo, un telescopio o anche solo a occhio nudo, la Luna conserva ancora gelosamente i suoi segreti. Nonostante sia costantemente analizzata e fotografata da numerose sonde orbitali, come LRO (Lunar Reconnaissance Orbiter) della NASA, gli scienziati planetari sono sempre alla ricerca di nuove tecniche per comprendere le caratteristiche e le proprietà fisiche e chimiche della Luna, soprattutto ora che, al di là della pura ricerca scientifica, l’interesse si sta facendo sempre più alto in vista del prossimo ritorno dell’uomo sul nostro satellite naturale, grazie al nuovo programma Artemis. Se la ricerca e lo sviluppo della tecnica portano a nuovi sofisticati sistemi d’indagine, talvolta però è possibile ricorrere a tecniche del passato per ottenere nuove informazioni…
La superficie della Luna è disseminata di lacerazioni e formazioni superficiali particolari e affascinanti. Create da eventi sismici o da massi e detriti scagliati dall’impatto con una meteora, queste scanalature hanno aiutato gli scienziati, durante l’era delle missioni Apollo, a determinare se il terreno e la sabbia lunare potevano sostenere il peso di un enorme lander o di un rover. Ma nei 47 anni trascorsi dall’ultima volta in cui gli esseri umani hanno camminato sulla Luna, questa tecnica detta di “tracking boulder” (letteralmente di “tracciamento dei massi”) non è più stata utilizzata. Recentemente però questa tecnica è stata riportata alle cronache grazie a una ricerca, guidata da Hannah Sargeant, sui massi che precipitano in quei crateri, nei dintorni dei poli lunari, in ombra perenne, dove l’acqua e altre sostanze volatili vengono intrappolate dal gelo costituendo riserve che potrebbero essere sfruttate dalle future missioni di colonizzazione della Luna. Ora ricercatrice di dottorato presso la The Open University, Hannah si occupa di planetologia e in particolar modo di estrazione di ossigeno da rocce lunari per l’utilizzo di risorse in-situ con il team ProSPA.

L'articolo completo è pubblicato su Coelum n.239 - 2019 alla pagina 74: Leggilo Online!

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