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22 Luglio 2019
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COR CAROLI, Storia regale e fascino magnetico

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Cor Caroli
La presenza di grandi spazi vuoti tra le antiche costellazioni tolemaiche portò i cartografi celesti del 17° e 18° secolo a dar sfogo alla loro fantasia disegnando nuove figure come la Macchina pneumatica, il Telescopio o la Fornace chimica; traguardi della tecnologia di allora… certamente meno evocativi però degli antichi miti e leggende cui venivano affiancate. Non di meno fece l’astronomo polacco Johannes Hevelius, che nel 1690 popolò il cielo con undici nuove costellazioni, di cui sette (Scudo, Cani da caccia, Leone minore, Lince, Sestante, Lacerta e Volpetta) sopravvissute fino ai nostri giorni.
Una delle figure a cui Hevelius era particolarmente affezionato era quella dei Cani da caccia, delineata da alcune stelle interposte tra la grande Orsa e il Bovaro (Boote); l’astronomo e giustificò la creazione per rappresentare, a suo dire, i cani che il Bovaro scagliava all’attacco dell’Orsa. È certamente difficile riconoscere due levrieri in corsa nelle deboli e poche stelle presenti in questa regione celeste posta sotto il timone del Grande Carro; ciò nonostante, lo stesso creatore diede un nome ai cani, chiamando Asterion quello più a nord (indicato da debolissime e sparsestelline) e Chara quello a sud, disegnato dalle due stelle più brillanti della costellazione: Chara (β Canum Venaticorum) e Cor Caroli (α Canum Venaticorum).

L'articolo completo è pubblicato su Coelum n.168 - 2013 alla pagina 48

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