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27 Maggio 2020
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30 anni fa il primo PLANETARIO VIRTUALE ITALIANO

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Planetario

Uno dei tanti esempi che ancor oggi si trovano in rete dell’uso fatto del Planetario di Massimino. In questo caso la schermata ricostruisce l’aspetto del cielo a Gerusalemme durante l’eclisse di Luna che è consuetudine associare alla giornata della crocifissione di Gesù. Il software, forse il primo al mondo tra i Planetari virtuali già esistenti, correggeva automaticamente il progressivo sfasamento tra tempo universale e tempo dinamico (dovuto alla non uniforme rotazione della Terra), ricostruendo gli eventi più antichi con una precisione che lo abilitava a un uso di tipo professionale. La schermata in oggetto è relativa alla versione “Planetario 2.0” per MS-Windows. Introvabile, purtroppo, quella di Planetario 1.0, molto più spartana e ovviamente non a colori.

Intervista a Piero Massimino (e commenti) a cura di Aldo Vitagliano.

Nel 1986, grazie all’inventiva dell’astronomo Piero Massimino e all’appoggio editoriale (ma non solo) del mensile l’Astronomia, gli appassionati italiani ebbero il privilegio di poter lavorare e divertirsi con il primo planetario software veramente in grado di descrivere graficamente i fenomeni celesti. Fu come aver all’improvviso moltiplicato per tre l’estensione dei propri possedimenti, potendo ora contare non solo sul cielo presente, ma anche su quello passato e futuro.

Trenta anni fa, a partire dai primi anni ‘80, ha avuto inizio la grande rivoluzione informatica, e i successivi cinque lustri hanno visto il più fantastico incremento di prestazioni che un prodotto della tecnologia umana abbia mai realizzato. Se un jet di linea attraversa l’Atlantico a una velocità 100 volte maggiore delle caravelle di Colombo, trasportando il decuplo dei passeggeri, il notebook che ho sulla scrivania fa i conti a una velocità 50 mila volte maggiore del primo IBM XT sul quale – nel 1985 – ho imparato a programmare, con una memoria 30 mila volte più capace; per giunta con prestazioni alquanto superiori al mitico supercomputer Cray 2 (1985), a un prezzo trentamila volte inferiore. Trasferito alla traversata atlantica di prima… è come se la si potesse effettuare in un solo minuto anziché in 5 settimane, pagandola quanto un biglietto del tram!

L'articolo completo è pubblicato su Coelum n.192 - 2015 alla pagina 18

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Un Commento a “30 anni fa il primo PLANETARIO VIRTUALE ITALIANO”

  1. Bellissimo post, fa notare come la tecnologia nel campo astronomico abbia fatto passi da gigante e di come quest’ultima abbia interferito POSITIVAMENTE nelle scoperte astronomiche globali.

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