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4 Dicembre 2020
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“Entro dieci anni troveremo TRACCE DI VITA ALIENA” – Parte Seconda

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Tracce di vita aliena

Ecco come potrebbe apparire il tramonto visto da quattro pianeti extrasolari, recentemente accreditati della possibilità di ospitare la vita, a confronto di quello sul nostro pianeta (il primo da sinistra). L'immagine, realizzata dal PHL (Planetary Habitability Laboratory) di Arecibo, tiene conto delle dimensioni apparenti, dei colori e della luminosità di ognuna delle stelle, nonché delle ipotetiche caratteristiche delle atmosfere. Le dimensioni e i colori della stella di Kepler-22b, ad esempio, sono simili a quelli del Sole visto dalla Terra, mentre i tramonti di Gliese 581d e di Gliese 667Cc sembrano molto più rossi dei nostri perché i due pianeti orbitano intorno a una nana rossa, con il cielo di Gliese 581d molto più scuro a causa della sua maggiore distanza. Ricordiamo che il Planetary Habitability Laboratory gestisce tra l’altro il catalogo HEC (Habitable Exoplanets Catalog), una vera bibbia per l’appassionato di astrobiologia e ricerche collegate (http://phl.upr.edu/projects/habitable-exoplanets-catalog)

Secondo un pronunciamento dell’attuale Chief Scientist della NASA, nuovi strumenti e future missioni spaziali forniranno a breve la prova dell’esistenza della vita; se non nel Sistema solare, sicuramente sui pianeti extrasolari. È una sua personale opinione o un parere condiviso dall’intera comunità astronomica?

«Finalmente abbiamo la tecnologia adatta e la stiamo ulteriormente potenziando; i nuovi telescopi, sia terrestri che spaziali, ci consentiranno di identificare la vita sui pianeti del Sistema solare e soprattutto su quelli di altre stelle». Questo, almeno, è quello che sostiene Ellen Stofan, principale consigliere scientifico dell’attuale amministratore della NASA Charles Bolden, secondo la quale è molto probabile che riusciremo ad avere forti indicazioni riguardo la scoperta di vita extraterrestre entro un decennio, e ad averne la prova definitiva entro 20 o 30 anni.

Per fare un po’ di chiarezza abbiamo chiesto un’opinione ad alcuni tra i massimi esperti del settore, in Italia e all’estero.

Quella che segue è la seconda parte dell’inchiesta che, iniziata su Coelum n. 193 proseguirà anche nei prossimi numeri. Alla fine, cercheremo di tirare le fila e azzardare qualche conclusione.

John Robert Brucato

Diciamo che sono un po’ scettico verso proclami di questo genere, non tanto sul fatto che si possa trovare la vita o no ma perché hanno un sapore più politico che scientifico.

C’è da dire che le prossime missioni su Marte, Encelado e Europa potranno dire qualcosa in più. La presenza di criovulcani (vulcani di ghiaccio d’acqua) su Encelado sono la prova che esiste un oceano sotto lo strato ghiacciato che è a contatto con una crosta di silicati. Queste condizioni possono essere ideali per la nascita della vita a causa del processo di serpentinizzazione  (alterazione della struttura cristallina dei minerali mediante presenza di acqua) che sulla terra avviene nei camini idrotermali lungo la dorsale oceanica.

Attualmente la NASA sta studiando due missioni su Encelado; la prima preleverà dei campioni di ghiaccio emesso dai criovulcani riportandoli a terra per le analisi, una seconda missione attraverserà i getti di ghiaccio dei criovulcani analizzando in situ la composizione chimica del materiale.

Diciamo che se la vita è presente, queste missioni ce ne potranno dare l’evidenza. Comunque, per rimanere entro il termine dei 20-30 anni ci dobbiamo rivolgere a Marte, un pianeta molto simile alla Terra sul quale sappiamo essere state presenti grandi quantità d’acqua di cui – come ha mostrato il rover Curiosity – ancora oggi restano delle tracce. Manca all’appello però
un altro componente importante della vita terrestre: il materiale organico.

Questo, infatti, deve ancora essere definitivamente identificato attraverso missioni spaziali in situ. La ricerca di sostanze organiche su Marte è stata finora limitata agli esperimenti biologici e chimici condotti dai lander Viking negli anni ‘70 e, più di recente, all’analisi dei campioni di Marte condotte dallo strumento SAM a bordo del rover Curiosity, oltre alla ricerca
condotta in laboratorio su meteoriti marziani.
Il lancio di ExoMars, la missione dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) e di quella Russa (Roscosmos), è previsto per il 2020. Il principale strumento per le analisi organiche su ExoMars è Mars Organic Molecule Analyzer (MOMA), uno spettrometro
di massa con sorgenti multiple che cerca tracce chimiche di possibile vita su Marte. Questo strumento affronta gli obiettivi scientifici principali che sono stati identificata dalla comunità scientifica, cioè:

  • • trovare le tracce organiche che sono sopravvissute sulla superficie e nel sottosuolo di Marte;
  • • capire qual è il ruolo tra produzione endogena ed esogena nel bilancio del materiale organico presente su Marte;
  • • individuare le prove geochimiche di abitabilità passate o presente di Marte.

Grazie all’uso di questi strumenti riusciremo a capire se Marte è un luogo ideale per la vita, nell’attesa che l’uomo sbarchi sul pianeta rosso riportando a Terra frammenti di suolo marziano da analizzare. Ma per questo, come ci dice la NASA, dovremo
aspettare ancora qualche decennio.

In conclusione, riguardo alla sicurezza di Stofan… be’, spero che abbia ragione!

In questo numero la seconda parte dell’inchiesta con, oltre alla risposta di J.R. Brucato, anche quelle di: Giuseppe Galletta, Enrico Flamini e Isabella Pagano.
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E tu, alla luce delle interviste fatte, cosa ne pensi?
Lascia il tuo commento qui sotto!

Prima parte
Seconda parte
Terza parteLeggi direttamente

Clicca qui per leggere il finale dell’inchiesta


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L'articolo completo è pubblicato su Coelum n.194 - 2015 alla pagina 26

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