Rodolfo Calanca, Note preliminari sull'osservazione del transito di Venere dell'8 giugno 2004

© Rodolfo Calanca, giugno 2004

 

 

CONSIDERAZIONI PRELIMINARI SU ALCUNE OSSERVAZIONI

ESEGUITE ALL'OSSERVATORIO DI S. GIOVANNI IN PERSICETO DURANTE IL TRANSITO DI VENERE

 

Premetto che le note che seguono sono il frutto delle mie prime impressioni prodotte da un esame sostanzialmente superficiale di alcune delle numerosissime immagini ottenute all’Osservatorio di S. Giovanni in Persiceto (BO), località dalla quale ho seguito il transito di Venere dell’8 giugno scorso.

Prima però di commentare il materiale iconografico,  richiamo l'attenzione su di una immagine che, pur riguardando Venere, nulla ha a che vedere con il transito (fig. 1).

 

 

Fig. 1: Nella prima immagine, Venere in piccola parte immerso dietro la Luna nel corso dell’occultazione del 21 maggio: si nota l’ombra che unisce il bordo del nostro

satellite con l’estremità opposta della falce (foto digitale: Romano Serra, Osservatorio S. Giovanni Persiceto, Bologna). Nelle altre due immagini riportiamo un facile

esperimento che consente di verificare la formazione di questo legamento, analogo a quello che si forma durante i contatti interni di un transito di Mercurio o Venere.

Esso è prodotto dalla diffrazione della luce nel piccolo spazio lasciato libero tra il dito indice con il medio, oppure tra il pollice e l’indice. L’effetto è ben visibile

da una distanza di 20 o 30 centimetri dagli occhi su di uno sfondo luminoso uniforme. Nell’immagine di destra si evidenziano bene le curve di livello del legamento.

 

 

 

Essa presenta un elemento molto interessante: un’ombra grigia, un legamento che unisce il lembo della Luna al bordo opposto della falce venusiana. E’ notevole rilevare che la formazione di questo legamento ha un’origine sostanzialmente analoga a quella della black drop, che sappiamo insorgere in prossimità dei contatti interni di Venere o Mercurio in transito. Esso è prodotto dalla diffrazione della luce e, a mio parere, costituisce una prova evidente dell’inconsistenza dell’ipotesi, spesso avanzata in questi ultimi mesi, secondo la quale l’oscuramento del bordo solare sarebbe decisivo per il formarsi della goccia nera (si veda, ad esempio: L. Siciliano, Il transito di Mercurio del 7 maggio 2003 e il fenomeno della goccia nera, Astronomia UAI, n. 3/2004).

 

Fig. 2: Le prime due foto in alto, in luce bianca a sinistra ed in falsi colori a destra sono la media di 30 frames esposti a 1/25 di secondo alle 5h 30m 59s TU

dell’8 giugno 2004. Le foto in basso sono la media di 11 frame, 1/25 sec., alle 5h 33m 50s TU. Pur essendo non ancora completamente entrato, in entrambe

le immagini si percepisce quasi tutto il disco di Venere, in parte circondato da un sottile anello luminoso (autore: Giuseppe Pupillo, con Skywatcher MC 127,

filtro Baader Astrosolar, focale 1500 su montatura Losmandy G11, webcam Toucam Pro; presso l’Osservatorio di S. Giovanni in Persiceto, Bologna).

 

 

L’immagine di Romano Serra, al contrario, mostra che il legamento si forma, a causa della diffrazione della luce, se due profili, abbastanza vicini tra loro, sono proiettati su di uno sfondo sufficientemente luminoso (nel caso specifico, lo sfondo luminoso è costituito dall’intera falce del pianeta).

Passiamo ora al transito di Venere, prendendo in esame poche ma interessanti immagini di Giuseppe Pupillo (fig. 2), riprese durante l’ingresso, quando ancora il pianeta non era totalmente entrato interamente sul disco solare. Si nota, senza difficoltà, che l’intero disco del pianeta è circondato da una tenue luminosità.

 

Fig. 3: Nell’immagine (esposizione 1/50 sec., media di 40 frames, 11h 09m 28s TU) è evidente la forma a “D”, più volte segnalata dagli astronomi nei passati

transiti (autore: Giuseppe Pupillo, con Skywatcher MC 127, filtro Baader Astrosolar, focale 1500 su montatura Losmandy G11, webcam Toucam Pro; presso

l’Osservatorio di S. Giovanni in Persiceto, Bologna).

 

Questo tipo di osservazione è una chiara conferma di ciò che fu spesso percepito ed annunciato durante i transiti del Sette-Ottocento. Ad esempio, esso fu rilevato durante la contestata (dai contemporanei) osservazione di Jean Chappe in Siberia del 1761. Chappe sosteneva di aver visto una piccola atmosfera in forma di anello, che divenne incompleto all’uscita quando il pianeta era parzialmente al di fuori del disco solare. Analoga osservazione fu eseguita dall’astronomo reale Nevil Maskelyne per il transito del 1769: “Vidi [di Venere] la sua intera circonferenza completa che si manifestava tramite un vivido e tuttavia sottile e non ben definito contorno di luce. Esso illuminava quella parte della sua circonferenza ancora fuori dal Sole e che, altrimenti, sarebbe stata invisibile”. Voglio poi ricordare quanto riferì nel 1882 Giovanni Virginio Schiaparelli, che osservò il transito con un vecchio telescopio gregoriano del costruttore inglese Short, risalente alla seconda metà del XVIII secolo e che, avendo le ottiche metalliche ossidate e poco riflettenti, non necessitava di un filtro oscuratore: “quando il pianeta fu mezzo entrato [sul disco del Sole], un intervallo di maggiore lucidità [il cielo era nuvoloso] mi permise di vedere l’atmosfera di Venere sotto forma di arco luminoso nella parte oscura fuori del Sole”.

Nella successiva immagine di Pupillo (fig. 3) appare un’altra classica configurazione, la forma a “D”, che fu notata e descritta durante i transiti di Mercurio del 1868, 1878 e 1881 e in quello di Venere del 1874. L’astronomo Huggins, nel 1868, ne diede un’ampia esposizione: “il disco del pianeta appariva distorto e si estendeva per coprire in parte le cuspidi luminose della superficie solare tra il disco del pianeta ed il lembo del Sole. Questo fenomeno aumentava man mano che il pianeta emergeva dal Sole, e ciò fino all’uscita di un terzo del diametro del suo disco che presentava la forma di fig. 9, nella quale il margine del disco, invece di continuare nella sua esatta curvatura, proseguiva in linee curve fino al lembo e, in questo modo, cancellando interamente le cuspidi di luce che, altrimenti, sarebbero state visibili tra il pianeta e il lembo”.   

L’immagine di Gilberto Forni in figura 4 è invece un classico esempio di black drop, che ricorda la descrizione fornita da William Bayley nel 1769: “Venere era collegata al lembo solare tramite un legamento nero che gradualmente diminuiva in larghezza”. Oppure quella di Nevil Maskelyne: “[…] la regolarità della figura circolare di Venere venne disturbata verso il punto in cui doveva avvenire il contatto interno, con l’aggiunta di una protuberanza, scura come Venere e che si sporgeva all’esterno”.

 

FOTO_4.jpg: Classico esempio di formazione della black drop quando Venere

era separato di circa 5” dal lembo del Sole, tale angolo corrispondeva al valore

del seeing istantaneo. (autore: Gilberto Forni, esposizione 1/250 sec con

ETX 125 e webcam Vesta).

 

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