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13 Dicembre 2019
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Tabella Acronimi

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Nel corso dei tempi si è assistito, nel campo della catalogazione degli oggetti celesti, ad una continua evoluzione. Si è pertanto passati dalla compilazione di cataloghi misti o comunque generici alla elencazione di specifiche o determinate categorie di oggetti. La disponibilità di un numero sempre maggiore di cataloghi porta, come ovvia conseguenza, al ricorso alle abbreviazioni e comunque agli acronimi onde evitare inutili prolissità nella stesura di lavori scientifici o di semplici articoli.

Nel corso dei tempi si è assistito, nel campo della catalogazione degli oggetti celesti, ad una continua evoluzione.
Da un lato la sempre migliorata tecnologia ha consentito maggiori precisioni e dall’altra le conoscenze acquisite hanno imposto più attente attribuzioni di classi e categorie d’appartenenza per gli oggetti sotto osservazione.
Si è pertanto passati dalla compilazione di cataloghi misti o comunque generici alla elencazione di specifiche o determinate categorie di oggetti.
Parallelamente vi è stato un sensibile guadagno in termini astrometrici, fondamentale per l’identificazione e lo studio di sorgenti sempre più deboli quali sono quelle di cui vanno a caccia i moderni astronomi.
Così, tra i tanti, si è passati dalle grossolane coordinate del Catalogo di galassie di REIZ (anno 1941 – precisione media di 1′) a quelle estremamente precise (0″.1) dell’ SDSS. D’altra parte il progredire tecnologico porta inevitabilmente ad accumulare scoperte in numero sempre maggiore per cui la precisione di identificazione si impone da sé.
La disponibilità di un numero sempre maggiore di cataloghi porta, come ovvia conseguenza, al ricorso alle abbreviazioni e comunque agli acronimi onde evitare inutili prolissità nella stesura di lavori scientifici o di semplici articoli.
Già qualche tempo fa, tra le righe di questa rubrica, avevamo accennato al fatto che gli astronomi, gli astrofili ed i semplici divulgatori ricorrono con sempre maggiore frequenza agli acronimi per designare uno specifico oggetto celeste che figuri in qualche catalogo o rassegna.
Sigle come NGC, IC, PKS, UGC, 3C si ritrovano quasi dappertutto nelle pubblicazioni a carattere astronomico ed i loro significati sono ben noti; altre, come HCG, KUV, MKW o POX lo sono molto meno in termini di notorietà e quelle tipo PHG, PBOZ, CSST o CADIS richiedono un’immediata spiegazione allorquando vengono citate o trascritte.
Ebbene, l’andare a ricercare i significati degli acronimi o delle abbreviazioni può essere un modo simpatico ed altrettanto piacevole per accostarsi all’Astronomia, scoprirne alcuni aspetti meno noti, rendersi conto delle tipologie delle strumentazioni utilizzate, cogliere -seppure non necessariamente in modo approfondito- le ragioni che hanno portato ad avviare quella determinata ricerca con quel particolare metodo ed utilizzando quello specifico strumento.
Facciamo qualche esempio.
La citata sigla SDSS (che sta per Sloan Digital Sky Survey), ci porta a scoprire che si tratta di una rassegna effettuata nel campo ottico tramite l’utilizzazione di vari filtri la cui massima trasmissibilità è centrata in ben definite regioni dello spettro, dal blu al rosso. Veniamo anche a sapere che la survey è effettuata con un apposito riflettore da 2.5m posizionato sull’Apache Point Observatory, Arizona, ed al cui fuoco sono montate ben 30 camere CCD da 2048×2048 pixels ciascuna e che i campi osservati contemporaneamente sono 6, ciascuno attraverso un singolo filtro. L’osservazione simultanea dello stesso campo con differenti filtri risulta poi utilissima per definire con maggiore rapidità l’appartenenza di un oggetto celeste a questa o quella famiglia, favorendo così nuove scoperte. E infatti la SDSS ci sta regalando un’abbondante messe di risultati con importanti scoperte nel campo dei quasars e delle nane brune, due dei settori di frontiera nella moderna Astronomia.
Per contro, una sigla come KHAV ci porta indietro nel tempo allorquando, mezzo secolo fa, l’astronomo sovietico Khavtassi si mise pazientemente a scandagliare, con un lentino manuale, le lastre della Palomar Sky Survey, ricavandone un corposo catalogo sull’identificazione, la distribuzione e le dimensioni delle nubi oscure che popolano la nostra Galassia.

Se andiamo ancora più in là nel passato, la sigla BIGO ci conduce al 1912, quando l’astronomo G. Bigourdan pubblicò, nella rivista francese “Comptes rendus”, una lista di oggetti dall’aspetto nebulare, oggetti che in seguito sarebbero stati principalmente riconosciuti e classificati come galassie.
E così, al fine di soddisfare le nostre personali curiosità, ma anche quelle di qualche altro astrofilo con analoghe manie, abbiamo pensato di raccogliere in un’apposita lista tutti gli “ACRONIMI” di cui veniamo a conoscenza, che siano riferiti ad oggetti astronomici posti al di fuori del Sistema solare e la cui natura non sia quella di semplice stella singola, binaria o multipla che sia (per le stelle stiamo preparando un’analoga lista).
I nostri oggetti sono pertanto ammassi di stelle o galassie, nebulose brillanti, oscure, planetarie, galassie, quasars, sorgenti radio, infrarosse, ultraviolette, x e gamma, residui di supernovae, oggetti Herbig-Haro, regioni HII e così via.

Molto semplicemente, la lista è composta da cinque colonne così individuate:

- colonna 1: acronimo maggiormente usato per identificare il catalogo o la rassegna di provenienza;
- colonna 2: denominazione estesa;
- colonna 3: banda spettrale in cui la rassegna o il catalogo sono stati ottenuti;
- colonna 4: tipologie di oggetti ricercati;
- colonna 5: riferimenti bibliografici originari (laddove possibile) o comunque legati all’origine delle denominazioni.

E così, per le sorgenti GGD veniamo a sapere che si tratta di oggetti tipo Herbig-Haro, osservati visualmente ed elencati dagli astronomi sovietici Gyulbudaghian, Gluskov e Denisyuk nel Volume 224 dell’Astrophysical Journal Letters (L137) pubblicato nel 1978.

Analogamente, la sigla JVAS ci dice che si tratta di una survey astrometrica condotta nel dominio radio con il radiotelescopio di Jodrell Bank e pubblicata nelle Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, Volume 254, pag. 655 del 1992.

In appendice al listato sono infine riportate le abbreviazioni internazionali maggiormente usate per indicare le più note pubblicazioni periodiche a carattere astronomico.

La tabella che segue, periodicamente aggiornata, si riferisce agli acronimi maggiormente utilizzati in Astronomia per individuare svariate tipologie di oggetti che non siano singole stelle e che appartengano a determinati cataloghi o rassegne in vari dominii spettrali.

Tale tabella non pretende in alcun modo di essere esaustiva e, comunque, potrà servire non solo per conoscere il significato esteso delle abbreviazioni più comuni, ma anche per risalire alle pubblicazioni originali che hanno dato origine agli acronimi stessi.

Per scaricare la tabella (Formato Microsoft Excel), premi sul collegamento: Scarica Tabella Acronimi.

L’autore ringrazia sin d’ora tutti coloro che vorranno segnalare imperfezioni, manchevolezze ed esclusioni al fine di migliorare ed ampliare sempre di più le informazioni contenute in questo compendio, rivolto specificatamente agli astrofili “curiosi”.

Rinaldo Monella
Osservatorio Astronomico Sharru
Via Giovanni XXIII, 13
24050 COVO BG
e-mail: sharru@libero.it