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21 Gennaio 2020
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Un bel gioco

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Il bambino era assorto nel suo magnifico gioco, al computer. Da mesi ormai lavorava a quel complicato intreccio, ed era soddisfatto dei risultati.

PREFAZIONE:  La Teoria di Nick Bostrom

Forse la spiegazione delle incredibili coincidenze nelle leggi della natura è che non si tratta per niente di coincidenze. L’inglese Nick Bostrom, direttore dell’Istituto sul futuro dell’umanità dell’Università di Oxford, sostiene che c’è un’alta probabilità che il nostro universo sia una sofisticata simulazione computerizzata, una specie di complicatissima realtà virtuale fatta girare su di un computer da una civiltà aliena molto più avanzata della nostra per scopi a noi ignoti. Il programma sarebbe tanto complesso da permettere agli esseri simulati (noi) di provare sentimenti e l’illusione del libero arbitrio. Di tanto in tanto, però, alcuni errori nel codice produrrebbero degli eventi inattesi, o inspiegabili (come per esempio i miracoli, o le apparizioni di Ufo), oppure sarebbero gli stessi controllori della simulazione a inserirli di proposito per studi

are le nostre reazioni.

Il racconto si ispira a tale teoria.

UN BEL GIOCO

Il bambino era assorto nel suo magnifico gioco, al computer. Da mesi ormai lavorava a quel complicato intreccio, ed era soddisfatto dei risultati.

- “Una bellissima simulazione”, commentò il padre rivolgendosi allo psicologo,”eppure strana!”

- “Strana?, oggi tutti i bambini giocano a progettare mondi, questo software è

diffusissimo!”

- “Certo, ma le fantasie di mio figlio hanno partorito situazioni di estrema violenza, ingiustizie, illogicità estese e ripetute, anche se devo riconoscere che questo suo mondo irrazionale ha un grande fascino!”

- “Non si preoccupi”, lo rassicurò lo specialista,”basterà interrompere il gioco e distrarre un po’ il ragazzo… le consiglio di partire insieme per un bel viaggio e sono certo che al ritorno i giochi di suo figlio rientreranno nei canoni di razionalità ed equilibrio, come per tutti i suoi coetanei”.

In brevissimo tempo il papà premuroso organizzò un viaggio straordinario, in giro per il pianeta, con tappe nei luoghi più suggestivi e divertenti.

Il ragazzino accolse la proposta con entusiasmo.

Poco prima della partenza il padre si rivolse al figlioletto: “E allora? Dai, interrompiamola questa simulazione, spegni il computer!”

Mentre lo diceva sentì uno strano magone, un senso di vuoto alla bocca dello stomaco, un’emozione nuova, indefinibile che gli attraversava le membra: non avrebbe più visto, come era accaduto tante volte sbirciando il computer del ragazzo, quel cielo assurdamente azzurro e quella imme

nsa distesa liquida di un improbabile blu, un blu profondo, inesistente sul loro pianeta.

Il bimbo fu docile, entusiasta della nuova esperienza che lo attendeva. Spense subito, e lo schermo in brevissimo tempo divenne nero e vuoto.

Due innamorati sulla spiaggia di Procida prendevano il sole, abbracciati, godendo del tepore lieve delle prime ore di un limpido pomeriggio di settembre.

Dall’altra parte della Terra un giapponese guardava pensieroso la falce della Luna apparire alle spalle del monte Fuji.

Un leone affamato era sulle tracce di una gazzella in un caldo pomeriggio africano.

Un monaco tibetano osservava il Sole farsi largo fra i picchi innevati, che scintillavano ai suoi bagliori dorati, sempre più rossastri per l’approssimarsi del tramonto.

Nelle foreste del Borneo le urla delle scimmie squarciavano la notte.

Tutti erano inconsapevoli.

Bastò un “click” e nulla fu più, o meglio, da quel momento in poi NULLA FU MAI STATO.

Silvana Maroni, napoletana “verace” da generazioni, è un’insegnante di Scienze Naturali con la passione dell’astronomia e della fantascienza. Ama scrivere, leggere ed ama inoltre la musica e l’arte in generale. Scrive da anni brevi racconti, spesso di pura fantascienza ma anche di altri generi. Amatissima dagli alunni, ragazzi meravigliosi e straordinari, insegna da più di dieci anni al Liceo “Giambattista Vico”. Oltre a tre figli, della sua famiglia fanno parte anche due splendidi cani: Black e Dago.
 

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