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10 Aprile 2021
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“Lunar Nirvana”

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La ripresa di una Luna Piena o in fase suscita sempre grandi entusiasmi nel pubblico, mentre i dettagli delle formazioni seleniche restano confinate nell’ambito degli amatori. Vediamo come rendere più accattivanti e suggestive le nostre riprese.
Copernico-Appennini_ Lunar Nirvana

Nell'immagine: la catena dei Monti Apennini (bordo del mare Imbrium) e in basso a sinistra il cratere Copernico. Per tutte le immagini dell'articolo: rifrattore doppietto ED 127mm f/9 - camera autocostruita a colori elaborazione con Registax, Paint Shop Pro x2 (trattamento e composizione), Panorama Maker 3.5 (mosaico di Ptolomeus). Credits: Giuseppe Donatiello.

Noi astrofili spesso non teniamo in debita considerazione un fattore molto  importante: l’impatto emotivo delle immagini. Ho riscontrato più volte, soprattutto su Facebook, che immagini tecnicamente rilevanti non sortiscono grandi entusiasmi sul pubblico di non adepti. In generale, concentriamo la nostra attenzione sul dettaglio, la difficoltà di ripresa, il livello di segnale, la profondità in termini di magnitudine, ecc. ma queste cose destano poco o niente l’interesse tra chi di astronomia ne sa poco o nutra un’attrazione puramente estetica. Per tal motivo, immagini di valenza tecnica piuttosto bassa, però con una componente “emotiva”, scatenano l’entusiasmo del pubblico con apprezzamenti ben oltre le  aspettative. Di contro, ho visto immagini di eccellente fattura ed estrema difficoltà guardate con sufficienza anche dagli stessi astrofili, mentre immagini, che definirei scadenti, scatenare accesi dibattiti sulla bontà di questa o quella configurazione, sulla stellina non perfetamente tonda e apprezzamenti iperbolici dei non astrofili…

Da mie personali statistiche, le immagini che piacciono di più sono quelle con colori ben saturi. Lo stesso accade anche per le immagini planetarie e, nello specifico, lunari. La ripresa di una Luna Piena o in fase suscita sempre grandi entusiasmi nel pubblico, mentre i dettagli delle formazioni seleniche restano confinate nell’ambito degli amatori: bella soddifazione per chi ha investito tempo e risorse nell’imaging HiRes! Eppure, le riprese lunari digitali contengono molte informazioni in forma latente che possiamo far emergere con qualche trattamento, come il contrasto generale, il contrasto su piccola scala e l’enfasi dei colori: tutti fattori che contribuiscono a rendere più accattivanti e suggestive le nostre riprese.

mosaico bordo lunare

Mosaico ottenuto dalla composizione di immagini trattate singolarmente come descritto nell'articolo e quindi unite con PSP X2.

Qualcuno starà adesso pensando che abbia scoperto l’acqua calda e che basti un banale aumento della saturazione per far emergere i colori del suolo selenico o una regolazione dell’intensità di contrasto, ma le cose non stanno propriamente così.

Nelle riprese deep-sky è prassi sottrarre il dark e il flat per ottenere un’immagine calibrata correttamente e, a rigore, lo stesso andrebbe fatto anche per le riprese planetarie. Di solito si riprende il filmato (si presuppone il corretto settaggio della camera e una delicata messa a fuoco), si allineano le immagini, si mediano e l’immagine grezza viene trattata con i wavelets (più o meno pesantemente) contestualmente ad una correzione di dinamica. Molti si fermano qui. Invece quelle nostre riprese hanno ancora un certo margine di miglioramento.

Non è affatto vero quello che sovente si legge a firma di molti esperti che ”mediando molte immagini si riduce il rumore strumentale”, in realtà il rumore rimane integro e si cela sotto un migliore rapporto sul segnale finale. Anche l’ottica produce un disturbo che degrada l’immagine (luce diffusa sul percorso ottico o, nel caso di lenti, cromatismo che può manifestarsi anche come leggera dominante nelle riprese a colori o un tono di grigio nelle riprese b/n). Non  ultima, la dominante di colore prodotta dalla camera di ripresa e – si badi -sempre presente anche nelle camere migliori con intensità variabile.

Se la sottrazione del dark e del flat per riprese ordinarie b/n e a colori può considerarsi superflua per gran parte delle riprese planetarie, la dominante della camera diventa imperativo sottrarla. Basterà riprendere un breve filmato (meglio se con lo strumento) di uno schermo illuminato, ottenendone un’immagine pronta all’uso per ogni sessione che sottrarremo a quelle ottenute. Alcuni  software di elaborazione prevedono la sottrazione automatica, però non sempre sono efficaci operando in maniera non lineare.

La Luna presenta però una sua dominante di colore naturale, dovuta allo strato di regolite superficiale, che ne appiattisce l’aspetto e ne abbassa l’ampiezza cromatica delle formazioni. In fase di trattamento delle immagini, agendo sul controllo saturazione si ottiene un incremento scalare globale su tutto lo spettro, compresa la dominante: in altri termini, otterremo soltanto un’immagine più satura rispetto a quella di partenza che non evidenzia le differenze di tonalità a basso gradiente che costellano l’intera superficie selenica.

c39_ prima dopo

Un frammento del mosaico precedente, prima e dopo il trattamento "Lunar Nirvana"

Da qui nasce l’idea – coronata da successo – di provare un trattamento non ordinario delle immagini lunari sottraendo proprio quel monotono colore superficiale. Ho fatto diverse prove, ma la procedura che mi è parsa migliore è la seguente:

  1. 1. Dopo la consueta elaborazione di base, ho creato una copia che ho sfocato in modo gaussianno in modo da ottenere un’immagine rappresentativa del colore dominante della Luna.
  2. 2. Con lo strumento contagocce (in ambiente Corel Paint Shop Pro X2, ma tutti i programmi di fotoritocco contemplano questa funzione) ho saggiato la parte più luminosa dell’immagine portandola alla stessa intensità con lo strumento riempimento.
  3. 3. L’immagine “dominante” è stata regolata abbassandone la luminosità di circa il 70% (converrà eseguire qualche prova) e sottratta all’immagine di partenza.
  4. Si noti che questo è un passaggio alquanto delicato e se non eseguito con il giusto dosaggio può introdurre artefatti, però è un passaggio obbligato per ottenere l’headroom (cioè l’aliquota di informazione) per il trattamento successivo.
  5. 4. All’immagine risultante si applica una o più volte un’amplificazione d’ampiezza spettrale (filtro “amplia istogramma”), fino a quando non inizieranno ad emergere ben evidenti i colori.
  6. 5. A seconda dei casi, si può applicare una regolazione del contrasto, altrimenti sarà sufficiente normalizzare per ottenere un’immagine con le caratteristiche dell’esempio che mostra il prima e il dopo trattamento.

La stessa procedura sarà valida anche per riprese in scala di grigi o monocromatiche.

In molti casi, insieme ad un incremento evidente del contrasto, si assiste  anche ad un piccolo incremento della risoluzione globale che farà piacere ai cultori delle riprese HiRes.

Con poca fantasia, ho denominato questa modalità d’elaborazione Lunar Nirvana, sia per le analogie concettuali con il Solar Nirvana molto in voga, sia perché è un processo che estroflette l’intimo aspetto del nostro Satellite.

Ptolomeus_Stitched

 
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3 Commenti a ““Lunar Nirvana””

  1. benny scrive:

    E’ semplicemente meravigliosaaaaaaaaaaaaaaaaa…………..

    • Dario scrive:

      Non è chiaro cosa tu voglia dire, ma conoscendo personalmente l’autore da molti anni, trovo questo articolo interessantissimo e le immagini molto suggestive. Poi è mostrato anche il “prima e dopo” e la risoluzione è nettamente superiore alla foto che hai linkato (sembra della sonda LRO)…

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