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18 Settembre 2019
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A metà dell’Opera

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Salvo errori “altamente improbabili” nelle modalità di misurazione, la Teoria della Relatività di Einstein (ristretta e Generale) è stata falsificata dal recente esperimento “Opera” condotto nei Laboratori del Gran Sasso.

einsteinDiciamolo fuori dai denti: salvo errori “altamente improbabili” nelle modalità di misurazione, la Teoria della Relatività di Einstein (ristretta e Generale) è stata falsificata dal recente esperimento “Opera” condotto nei Laboratori del Gran Sasso in collaborazione con il CERN di Ginevra.
Neutrini prodotti in suolo svizzero nel Super Proton Sinchrotron e convogliati in direzione della grande montagna italiana, hanno coperto la distanza accuratamente predeterminata dai metrologi a una velocità superiore a quella della luce nel vuoto, giungendo ai rivelatori di segnale con un anticipo di circa 60 miliardesimi di secondo.
“Poca cosa” se si considerano i 20 metri di vantaggio accumulati da queste eteree particelle nel tragitto in questione (circa 730 chilometri), ma una differenza drammatica se rapportata alla scala astronomica degli eventi, alla distanza delle galassie, alle esplosioni delle supernovae lontane, ai gamma bursts, alle stupefacenti variabilità dei quasar… Per non parlare delle implicazioni con la cosmologia, la struttura interna dei black holes, le lenti gravitazionali, lo spazio-tempo cosmico, il cosiddetto “raggio di Hubble”, il problema dell’orizzonte, l’età dell’universo…
Il guaio della Relatività è che per poter descrivere una Natura che proceda dal passato verso il futuro in sistemi inerziali differenti, la velocità della luce è eletta a velocità-limite di tutti i moti e di tutte le informazioni fisiche nel Cosmo. E’ la trasmissione più estrema delle propagazioni e delle interazioni, il ritmo del Mondo, “la velocità di segnale” della Natura che deve dunque dover apparire in ogni condizione ovunque la stessa. Stressiamo la questione ancora un po’: è un’invariante assoluta, univoca, costante e invalicabile, Ogni secondo di tempo deve equivalere a 299.792,458 milioni di metri nella direzione del tempo, “c” come celeritas e non plus ultra.
Non ci sono alternative, teorizza Einstein, “perchè se velocità prossime a quelle della luce rallentano effettivamente lo scorrere del tempo”, velocità superiori ne provocherebbero addirittura il volgere all’indietro con immediata dissoluzione delle “distanze quadridimensionali” e violazione flagrante del principio di causalità. Alla velocità della luce il tempo di un oggetto materiale deve fermarsi mentre le percorrenze si annullano in un’apparenza di istantaneità, cosicchè per un oggetto che procedesse più veloce della luce – scandisce con parole immortali George Gamow – la coordinata temporale a causa del cambiamento del segno algebrico sotto il radicale pitagoreo diverrebbe reale e indicherebbe così una distanza spaziale, mentre tutte le lunghezze si ridurrebbero a zero e diverrebbero immaginarie”.
Il fondamento fisico di questa invalicabilità è noto anche agli attuali studenti di liceo e non è semplicemente di ordine logico o causale, perchè la massa di inerzia degli oggetti in movimento aumenterebbe al di là di ogni limite sviluppando masse (energie) e sezioni d’urto infinite.
Possiamo così comprendere lo stupore con cui gli addetti all’esperimento Opera devono aver constatato che niente di tutto questo si è verificato nella trasmissione di flussi di neutrini superluminali.
E’ anche presumibile – a pensarci bene – che il personale altamente specializzato di Opera non abbia mai temuto seriamente per la propria incolumità, per l’integrità dei Laboratori o per la stessa orografia del Gran Sasso d’Italia, preso di mira da reiterati bombardamenti di superneutrini. Ma l’ironia prodotta da un maldestro comunicato a firma del Ministero dell’Istruzione italiano (e che ha scatenato un putiferio mediatico senza precedenti) potrebbe rinfocolarsi al pensiero di un ipotetico sospiro di sollievo da parte della titolare del Ministero per lo scampato sbriciolamento del massiccio abruzzese… Le pungenti comari del WEB non sembrano tuttavia apprezzare che se il risultato sperimentale (già confermato dal CERN) viene ratificato dall’intera comunità scientifica, lo spazio curvo, il tempo che rallenta e tutta la teoria della gravitazione cedono di schianto.
Altro che Gelmini! Non sapremmo più tanto bene perchè un sasso cade in terra o perchè l’astronauta che sfreccia su un razzo a fotoni invecchia così poco rispetto al suo gemello rimasto a casa, né
perchè il tavolo di Michelson-Morley non riveli alcun “moto solare” dal momento che non ci sarebbe più uno spazio che lo contrae e un tempo che si dilata ma solo processi fisici senza tempo che si contraggono o si dilatano in funzione di velocità che non sarebbero più così relative.
Torneremo dunque alla fisica newtoniana, alla contrazione di Fitzgerald e alle trasformazioni assolute di Lorentz? Che ne sarà dei coni di luce di Minkowski, delle geodetiche dello spazio-tempo e di tutto il “secolo curvo” che ha soggiogato la fisica e la filosofia di fine millennio? Che ne sarà del Padre dei buchi neri o del raggio di Schwarzschild? E ancora: cosa resterà di tutta la paccottiglia dei GPS relativistici, cosa accadrà ai paradossi temporali, agli scrittori di fantascienza e quindi alla più ostinata delle illusioni, il tempo che passa? Cosa resterà dei Dipartimenti di Fisica Relativistica?
Morta una costante se ne farà un’altra?
Un’addetta ai lavori ha dichiarato in televisione che il presunto superamento del limite di Einstein apre alla possibilità di intervenire sul passato (viene chiamata “retrocausazione temporale”), mentre
un rinomato cosmologo ipotizza che una parte dei neutrini ottenuti al CERN si trovino adesso dentro un universo parallelo e in un tempo precedente a quello in cui sono stati prodotti in questo universo. Oppure, in opzione, potrebbero aver preso una scorciatoia sgaiattolando in un’altra dimensione…
La storia insegna che in ogni tempo le “contemporaneità” mal sopportano le rivoluzioni. E’ infatti già scattata la rappresaglia di chi dice che non è vero niente “perchè non è possibile che Einstein si sia sbagliato”, e che sono proprio i ricercatori di Opera ad aver preso la più terrificante delle cantonate (Boston University).
Altro che Gelmini. In attesa di capire chi si è sbagliato di più, non c’è dubbio che stiamo vivendo tempi straordinari.

ab

 
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Un Commento a “A metà dell’Opera”

  1. Davide scrive:

    Bene, credo che sia stato proprio Alberto Unapietra a dire: la fisica e la matematica pongono dei limiti insuperabili, poi arriva uno sprovveduto che li sorpassa! Non sono particolarmente dotato di mente matematica… Però riesco a immaginare un universo pieno di distorsioni temporali che noi non possiamo percepire o misurare, perchè una delle variabili per chi si trova al di fuori, per noi è una costante! Avete presente una partita di ping-pong su un treno che viaggia alla velocità prossima a quella della luce? la pallina sarebbe più lenta se andasse verso la destinazione?

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