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24 Settembre 2018
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Eclissi Totale di Luna 2018. Progetto Longitudine, un’esperienza didattica.

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L’eclissi totale di Luna del 27 luglio ci offrirà per più di un’ora e quaranta minuti l’opportunità di assistere a un spettacolo straodinario, di fare osservazioni al telescopio, riprese fotografiche di paesaggio e ad alta risoluzione, ma anche di fare qualche esperimento e attività didattica. Ad esempio partecipare a un progetto fornendo immagini che serviranno a studenti e appassionati di calcolare la longitudine geografica da cui è stata effettuata un’immagine studiando l’effetto di parallasse su più immagini.

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Una mappa del Mediterraneo realizzata dal cartografo inglese John Speed nel 1626, nella quale appare evidente l’eccessiva lunghezza in longitudine della parte orientale del Mediterraneo. Nella realtà, da Gibilterra fino alla Sicilia la differenza di longitudine è di 20° (+5° nella mappa di Speed) mentre dalla Sicilia fino alle coste libanesi è 20° (ben +10° nella carta di Speed).

“PROGETTO LONGITUDINE 2018”

Un progetto didattico per l’eclissi lunare del 27 luglio 2018 a 380 anni dalle misure di longitudine geografica promosse da Nicolas-Claude Fabri de Peiresc e Pierre Gassendi durante l’eclissi lunare del 27 agosto 1635

1. Introduzione

Le eclissi lunari vengono annoverate fra i campi di ricerca classica degli appassionati di astronomia che le seguono con riprese fotografiche digitali o con filmati che hanno principalmente lo scopo di mettere in rilievo colorazioni non ordinarie del disco lunare. In particolare, la colorazione “cuprea” che la Luna assume durante le eclissi è nota ed osservata fin dall’antichità.

Nella Bibbia (Gioele, II, 30-31) il Signore dice: “E farò apparire prodigi in cielo e sopra la Terra, sangue e fuoco e colonne di fumo. Il Sole si convertirà in tenebre e la Luna in sangue”. Per secoli, l’utilizzo scientifico più significativo delle eclissi di Luna ha riguardato quel “problema massimo e meraviglioso” che, per Galileo Galilei era: “di ritrovare la longitudine di un loco determinato sopra la superficie terrena, tanto desiderato in tutti i secoli passati [scriveva queste parole nel 1612, nella sua Proposta della Longitudine] per le importantissime conseguenze che da tale ritrovamento dipendono nella geografia e carte nautiche [...] [Il modo adoperato dai grandi cosmografi] è col mezzo delle eclissi lunari, il qual modo è il più squisito che sinora sia stato mai praticato”.

Strabone, nella sua Geografia, afferma che fu Ipparco di Nicea (II sec. a.C. ) a suggerire per primo questo metodo, che consentiva di determinare la differenza di longitudine geografica di due località, tramite il confronto dei tempi locali della stessa eclissi lunare, mentre Tolomeo (II sec. d.C.) ricorda l’eclisse del 331 a.C. come quella che servì a dare la distanza, angolare in longitudine, tra Cartagine e Arbela, in Iraq. Ma in cosa consiste il metodo di Ipparco?

Per spiegarlo con un esempio, useremo ancora le parole, chiare e autorevolissime, di Galileo: “sia per esempio cercata la longitudine di Roma per un eclisse lunare, che si faccia in Roma il 20 dicembre alle ore 13 e 30 minuti [il tempo indicato è quello locale], dopo mezzogiorno, ed il medesimo eclisse si faccia all’Isole Canarie alle 11 dopo mezzogiorno: è evidente che il meridiano di Roma si trova più orientale di quello delle isole Canarie per due ore e mezza. Siccome un’ora di tempo equivale a 15 gradi angolari, diremo allora che longitudine di Roma è 37 gradi e 30 primi”.

Poco più di una ventina di anni dopo che Galileo scrisse queste parole, due studiosi francesi, Nicolas-Claude Fabri de Peiresc e Pierre Gassendi, lanciarono un “progetto Longitudine” con obiettivi straordinari: determinare le esatte dimensioni del Mediterraneo con il metodo di Ipparco tramite una serie di osservazioni dell’eclissi totale di Luna del 28 agosto 1635.

Per poter conseguire in modo rigoroso il loro obiettivo, i due studiosi dovettero organizzare quella che fu, in assoluto, la prima campagna scientifica internazionale della storia. Noi, oggi, a 380 anni di distanza, vogliamo riprendere il “Progetto Longitudine”, in onore di Peiresc e Gassendi, riproponendolo al grande pubblico di appassionati e astrofotografi, con una veste moderna (attraverso riprese digitali dell’eclissi anziché delle semplici osservazioni con piccoli telescopi).

L’obiettivo principale del “Progetto Longitudine 2018”, che abbiamo descritto, è di utilizzare le immagini del fenomeno fornite dagli appassionati di mezzo mondo per contribuire a realizzare un’esperienza didattica di grande significato culturale, storico e scientifico.

Ma andiamo con ordine e cerchiamo di capire cosa fecero Peiresc e Gassendi nel 1635.

Il “Progetto Longitudine” di Peiresc e Gassendi

L’eclisse lunare del 27 agosto 1635 costituì l’occasione per attivare la prima rete d’osservazione astronomica simultanea a fini geografici.

Circostanze dell’eclissi del 28 agosto 1635: la totalità ebbe una darata di 91 minuti

Grazie alle influenti conoscenze politiche, nell’ambito della curia romana, di Peiresc, alcuni gesuiti, al Cairo, Aleppo, Cartagine, Malta e Italia, opportunamente addestrati nell’uso dei sestanti astronomici, parteciparono attivamente al progetto. Il loro compito era di rilevare, con la massima precisione possibile, l’ora locale dell’inizio dell’eclisse lunare: la differenza dei tempi avrebbe fornito la differenza di longitudine tra le diverse località.

Le osservazioni raccolte, esaminate e confrontate, diedero un risultato che lasciò allibiti: il Mediterraneo si estendeva in longitudine 20° in meno di quanto creduto da Tolomeo, le cui carte geografiche, pur ampiamente insoddisfacenti per la scarsa precisione, erano ancora in uso in piena epoca Barocca. Con questa misurazione, il Mar Nostrum si restringeva di ben 1000 chilometri e si scoprì poi che l’errore tolemaico era nella lunghezza della sua parte più orientale, da Cartagine ad Alessandria, ampiamente sovrastimata.

Le uniche tre carte lunari realizzate da Claude Mellan per il “progetto longitudine” di Peiresc.

Per ottenere una miglior precisione, il metodo delle eclissi lunari di Gassendi e Peiresc richiedeva la disponibilità di una mappa dettagliata del nostro satellite. A causa delle difficoltà nell’apprezzare il momento d’inizio del fenomeno, sarebbe stato preferibile che due osservatori seguissero il procedere dell’ombra della Terra su mari e crateri sicuramente individuati e, contemporaneamente, rilevassero il tempo locale di tali accadimenti.

È evidente che, anche in questo caso, la differenza dei tempi d’occultazione faceva conoscere la differenza nella longitudine degli osservatori.

Peiresc incaricò l’incisore Claude Mellan di realizzare una serie di carte lunari molto precise e dettagliate, delle quali ne risultarono realizzate solamente tre; il progetto rimase largamente incompiuto per la morte prematura del nobile provenzale.

Ancora un secolo dopo le misure di Peiresc e Gassendi, l’esatta estensione in longitudine della parte orientale del Mediterraneo - dal centro della Sicilia al Libano - era riportata con un errore di circa 5°, nelle carte del tempo, come si evince da questa mappa del 1741.

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