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19 Agosto 2019
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    Domenica 20 settembre 2020 un asteroide grande come un campo da calcio colpisce la California meridionale. Non c’è altro da fare se non evacuare Los Angeles e dintorni. Niente paura, almeno per ora: è solo lo scenario di un’esercitazione svolta a fine ottobre negli Stati Uniti. Ma di addestramenti analoghi se ne fanno anche in Europa, Italia in testa, spiega a Media INAF Ettore Perozzi dell’ESA. L’ultima è stata ospitata a Frascati, presso ESRIN

    Rappresentazione artistica di un Near Earth Object. Crediti: NASA/JPL-Caltech

    «La questione non è se, ma quando ci troveremo a dover affrontare l’emergenza». Parola di Thomas Zurbuchenassociate administrator al Dipartimento delle missioni scientifiche della Nasa a Washington. L’emergenza in questione è quella asteroidi, e se il fatto che prima o poi si verifichi pare ineluttabile, la buona notizia è che forse si potrà intervenire.  «A differenza di qualsiasi altro momento della nostra storia», promette infatti Zurbuchen, «ora abbiamo la capacità di rispondere a una minaccia di impatto attraverso osservazioni continue, previsioni, pianificazione d’una risposta e capacità di intervento».

    Rientra in questo piano di reazione la terza di una serie di esercitazioni organizzate e coordinate dalla NASA e dalla FEMA (Federal Emergency Management Agency) lo scorso 25 ottobre a El Segundo, in California. L’obiettivo è la capacità di fare squadra. E verificare quale sia, nel caso di impatto sulla Terra da parte di un ipotetico asteroide, la capacità di coordinarsi, condividere i dati e la loro analisi da parte della comunità scientifica planetaria.

    Durante l’esercitazione, i “manager dell’emergenza” simulano l’impatto di un asteroide e cercano risposte per affrontare la messa in sicurezza, nonché gli interventi per limitare il diffondersi del panico tra la popolazione. «È importante esercitarsi ad affrontare questo tipo di scenari, poco probabili ma disastrosi», osserva il responsabile della FEMA Craig Fugate.

    Per quest’ultima esercitazione, i partecipanti all’incontro hanno immaginato un impatto a quattro anni da oggi, il 20 settembre 2020. La dimensione stimata dell’asteroide è compresa tra i 100 e i 250 metri. La  probabilità di impatto è valutata, inizialmente, attorno al 2 per cento, e fra le regioni nel mirino c’è anche una fascia di territorio che attraversa gli Stati Uniti. Lo scenario simula una tempistica reale con una escalation puntuale in termini di probabilità d’impatto, che sale in tre mesi, grazie alle osservazioni con telescopi da terra, dal 2 per cento al 65 per cento. La simulazione è così realistica da prevedere anche un’interruzione di quattro mesi nelle osservazioni, dovuta alla posizione dell’asteroide rispetto al Sole. E quando, a maggio del 2017, il potenziale killer viene di nuovo intercettato, la probabilità d’impatto, in una regione a sud della California o appena poco al di là della costa dell’Oceano Pacifico, è salita al 100 per cento.

    A differenza di quanto simulato nelle esercitazioni precedenti, in questo caso il tempo a disposizione era insufficiente per immaginare una missione volta a tentare di deviare l’asteroide. Così gli esperti si sono trovati a dover pensare a come gestire l’evacuazione di massa di un’area metropolitana come Los Angeles. «L’elevato grado di incertezza iniziale insieme, sommata al tempo di preavviso relativamente lungo, ha reso questo scenario unico e particolarmente impegnativo per i manager dell’emergenza», sottolinea Leviticus Lewis, tra i responsabili del coordinamento del FEMA. «Molto diverso rispetto a eventi dal preavviso assai più breve, come per esempio un uragano». I partecipanti hanno anche simulato come fornire ai cittadini informazioni puntuali, utili e precise, in una sorta di scenario da comunicazione del rischio, fondamentale per smentire voci non verificate e vere e proprie bufale.

    Oltre al JPL della NASA e alla FEMA, hanno partecipato alla simulazione anche rappresentanti dei Laboratori nazionali del Dipartimento dell’energia (DOE), dello US Air Force e dell’Ufficio delle emergenze facente capo al Governatore della California (CalOES). E in Italia? Dovremmo farle anche noi, esercitazioni come questa degli Stati Uniti? Media INAF lo ha chiesto a Ettore Perozzi, esperto di rischi asteroidali dell’ESA, l’Agenzia spaziale europea, e associato INAF.

    Ettore Perozzi (ESA-INAF) si occupa di scienze planetarie, missioni spaziali e divulgazione scientifica

    «Veramente lo facciamo già! Simulazioni come quelle americane sono frutto di un coordinamento internazionale a più alto livello, e si svolgono anche in Europa con la partecipazione attiva sia dell’ESA che dell’INAF. D’altra parte, come potrebbe essere altrimenti? il rischio asteroidale non guarda certo ai confini nazionali. Queste simulazioni sono nate a valle della prima Planetary Defense Conference, nel 2009, che riunisce ogni due anni gli esperti di rischio asteroidale. In quella occasione ci si è resi conto che, dal punto di vista della gestione delle emergenze, un impatto asteroidale non era allo stesso livello degli altri disastri naturali. Per questo, a partire dal 2013, ad ogni Planetary Defense Conference viene organizzata una simulazione che dura tutta la settimana. L’ultima è stata ospitata a Frascati, presso ESRIN. La protezione dagli impatti asteroidali è nata scientificamente in Europa, e in particolare in Italia, grazie a una collaborazione tra Università di Pisa e INAF-IAPS di Roma, e la prassi di fare simulazioni è ormai consolidata a livello globale».


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