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17 Settembre 2019
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    Juno, in avvicinamento a Giove, ci invia la prima immagine del pianeta e raccoglie i primi dati dell’esperimento Waves.

    Una bella fotografia di Giove con i suoi satelliti, scattata dalla camera Junocam a bordo della sonda NASA Juno in avvicinamento al pianeta. Crediti: NASA/JPL

    La sonda americana Juno sta continuando ad avvicinarsi a tutta velocità a Giove, con la manovra di inserimento orbitale prevista per le prime ore del 5 luglio. A testimonianza della vicinanza della sonda al pianeta, la fotocamera Junocam a bordo di Juno ha ottenuto questa immagine a colori del gigante gassoso in compagnia delle lune Ganimede, Io ed Europa, da sinistra a destra. L’immagine è stata scattata il 28 giugno da una distanza di 6.2 milioni di chilometri.
    Pochi giorni fa, sono iniziate le procedure per preparare il sistema di propulsione di Juno alla manovra di inserimento orbitale. Il 20 giugno, gli ingegneri hanno azionato il meccanismo di apertura dell’ugello del motore principale, mentre il 27 giugno hanno inviato una serie di comandi per aprire le valvole del propulsore. E’ iniziata anche la procedura di pressurizzazione dell’intero sistema, mentre il 28 giugno gli strumenti scientifici sono stati disattivati. Gli ingegneri hanno poi caricato le ultime porzioni della sequenza di comandi responsabili della manovra e delle operazioni immediatamente precedenti e successive.

    I Primi dati di Waves

    Essendo Juno ormai prossima alla sua manovra di inserimento orbitale, la sonda ha varcato il confine della magnetosfera di Giove e si è tuffata nelle propaggini esterne dell’ambiente magnetico che avvolge il pianeta.

    Il 24 giugno, lo strumento Waves, che è stato disattivato assieme a tutti gli altri strumenti scientifici in vista della manovra propulsiva, ha documentato il passaggio di Juno attraverso il bow shock gioviano, dove il vento solare supersonico coccia contro la magnetosfera planetaria, venendo rallentato e riscaldato.
    Il giorno seguente, Waves ha raccolto altri dati preliminari per un’ora e 45 minuti. Una ventina di minuti dopo l’inizio delle misurazioni, lo strumento ha rilevato l’ingresso di Juno nella magnetosfera gioviana, segnato dall’inizio di un’attività ondulatoria ad elevata ampiezza. Il grafico dei dati presenta colori diversi per descrivere le ampiezze delle onde di plasma in funzione della loro frequenza, riportata in hertz sull’asse verticale, e del momento della misurazione, sull’asse orizzontale.

    La radiazione misurata da Waves consiste perlopiù nelle onde elettromagnetiche intrappolate in regioni di bassa densità – paragonabili a delle vere e proprie cavità – nella magnetosfera esterna di Giove. I confini di queste bolle si comportano da conduttori, isolando di fatto le onde a frequenze minori. La frequenza minima di queste onde è indicativa della densità delle particelle in queste regioni. A partire dai dati raccolti da Waves, gli scienziati sono risaliti a una densità di circa un elettrone per cento centimetri cubi, pari a un decimo della densità del vento solare – il flusso di particelle cariche emesso dal Sole – rilevato da Juno appena al di fuori della regione del bow shock.

    Al momento delle misurazioni, Juno si trovava tra 8.95 e 7.97 milioni di chilometri da Giove, una distanza pari a circa 128-114 raggi gioviani. Durante le due osservazioni, Juno era posizionata rispettivamente 22 e 12 gradi a nord dell’equatore del campo magnetico gioviano, il quale risulta a sua volta inclinato di 10 gradi rispetto all’asse di rotazione del pianeta.

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